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SU DI NOI NEMMENO UNA CUPOLA

di Sara Rossi

 

"Un articolo sulle tecniche costruttive delle cupole delle case di Ponza?! Buona idea, ma non credo di essere in grado di scriverlo da sola".

 

Chiedo allora una consulenza a mio nonno Pino, architetto, e alla fine dell'intervista improvvisata ho le idee più chiare.

Quella della cupola è una storia antica, risalente secondo alcune teorie alla tradizione mesopotamica, ma la più famosa è sicuramente quella romana del Pantheon. Ha un simbolismo interessante, poi, la cupola: è la volta celeste che sovrasta la Terra e che la divide in quattro, come i punti cardinali.
A questo punto il discorso si fa più tecnico è scopro che esisteva una tecnica costruttiva riservata a chi aveva più denaro: occorreva fare l'armatura ad arco all'interno e metterci sopra le spaccarelle, pezzi di tufo spaccato, a formare la cupola che terminava con la chiave di volta ed una volta asciutto si toglievano i ponteggi (quella sorta di impalcature, per intenderci).
La copertura si componeva di due parti di calce ed una di pozzolana o sabbia cernita e a questa si aggiungeva uno strato protettivo di intonaco, che veniva battuto in modo da fare uscire l'acqua e che ne diminuiva lo spessore da 10 a 4/5 cm. Al processo di battitura prendeva parte tutta la famiglia e quella che doveva rendere era una superficie perfettamente uniforme.
È un metodo funzionante, assicura: "...è e cosi vedi 'ste case vecchie con le mura che so' cascate e le cupole stanno in piedi".
Nel sistema moderno si usano ferri e cupola in cemento, a Ponza ha preso piede la copertura piana, con ulteriori sistemi costruttivi di cui il primo prevede la creazione di un cordolo in cemento, delle travi tra cui si inseriscono pignatte (laterizi con appoggi per le travi stesse) ed una gettata grassa, poi si riveste con un ulteriore cordolo. Nel secondo metodo si pone una base di legno, a distanza maglie di ferro e calce; ma se dai primi del 1900 la vita di questo sistema è stata breve è perché la calce assorbe l'acqua, che fa arrugginire il ferro.
E così le cupole vengono superate, nascono nuove coperture e tutto si modifica, ma "nulla si distrugge". O perlomeno, non le cupole.

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