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CANTO AL FIENO, MURO A SECCO

di Antonio De Luca

 

i vignaiuoli sul mare tagliano le pietre

alzano muri a secco al cielo

con mani di primitivi arnesi

 

si sbriciola la roccia come biblico pane

pietra su pietra salgono i muri

cadono e si rialzano poi lungo le rive

braccia che stringono il mediterraneo

così nel tempo

le messi e le case proteggono dai venti salmastri

e nella terra si pasce serena la vigna

 

stanno come sacrari i muri a secco

ad ascoltare il vento e le voci pazienti

dei vignaiuoli al freddo dell’inverno

delle donne ai focolari o al sole delle stagioni

 

tra i terrazzamenti pensosi gli uomini

raccontano la vita lenta

mangiano pane e aceto all’ombra dell’oblio

 

si erge l’onda e di sale copre la pietra

si contorce l’ulivo ai venti marini

ma ecco marzo compare tra i muri la fresia

ad aprile l’asparago e i carciofi in fiore

a maggio si sveglia la natura benevole

arriva la luce chiara sognante e sensuale

la luce che rasserena l’aurora

sul viso del vignaiuolo e dell’uomo di mare

si mostra la ruga simile alla grigia pietra

 

muro a secco come patria tempio

duro di sole salino cassaforte di sogni

tua è la parola guardi e ascolti

 

muro che del mediterraneo sei grembo e sepolcro

cornice alle sponde ai lidi altare di oracoli e dei

 

pietra salmo che contieni cicatrici umane

più lontano più lontano è il tempo

 

qui cercatemi nell’ora vera

alla terra leggete versi compagni devoti

del mio selvaggio cuore di pietra e di sangue

 

il mare non tollera confini

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