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CANTO AL FIENO, A JANGADA DE PEDRA

di Antonio De Luca

 

Da libeccio e mezzogiorno

il mare d'inverno gonfio

sovrasta gli scogli di basalto

dilata l'aria di salsedine e respiriamo mare e deserto

consuma la pietra

e arretra l'isola al vuoto marino.

 

Nel silenzio urlano da nord i venti

tra muri a secco nel mezzo tirrenico

come in acque materne

qui si fondono le stagioni

e la lentezza del vivere

l'incerto fato e il parto religioso

si squarcia la crosta del tutto

trema e sussurra a ogni cataclisma

la jangada de pedra e resiste.

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