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MIO NONNO

di Silverio Mazzella

 

Mio nonno paterno, Mazzella Silverio ( Cummarella) aveva una barchetta di circa 4 metri che gli serviva per il ritiro della merce per la sua attività commerciale.

 

Quando arrivava il piroscafo spesso andavo con lui a ritirare la merce, poi approdavamo alla spiaggia di S. Maria e da li portavamo, a spalla, la merce nel negozio situato nella piazza della chiesa. Proprio col nonno e con le traversate ho imparato ad usare i remi. Mi dava tantissimi consigli sul modo di sfruttare al massimo i remi, d'altronde nel periodo bellico lui era solito andare al Circeo a remi, approvvigionarsi e ritornare sempre a remi. Mio padre che era adolescente era con lui.

 

Come tutti i nipoti lo amavo ed ero certamente ricambiato, ma come tutti i nipoti ero propenso a tirare l'acqua al mio mulino, pertanto dopo ripetute richieste, ottenni il permesso di poter prendere la barca e fare un giro. Dopo essersi accertato che il tempo era favorevole mi pose i limiti del tratto percorribile: non superare lo scoglio Ravia e neanche la Torre dei Borboni. Mi rivedo ancora su e giù da S.Maria al porto, poi a Giancos, poi alla Ravia, poi alla torre ed ancora a S.Antonio ed in fine il rientro. Ero felice. Mi aveva insegnato anche ad ormeggiarla, un sasso di media dimensione ed una cima di una decina di metri; tanto la sera veniva tirata a secco.

 

A volte succedeva che mio nonno alla mia richiesta di uscire in barca mi dicesse : Sta u vient a for e nu tien a tuccà a lanz ( c'è vento di fuori e non devi toccare la barca) . Sappiamo come ragionano i bambini e che spesso se vogliono fortemente qualcosa la prendono. Così un giorno nonostante vi fosse il maestrale fresco con l'aiuto degli altri misi la barca in acqua e costeggiando le grotte azzurre volevamo andare verso frontone.

 

Oltrepassato il passaggio piccolo avemmo difficoltà ad andare avanti ed allora virammo per la piccola spiaggetta interna, era colma di cefali, presi dall'entusiasmo decidemmo di procurarci una rete, tornammo indietro ma appena oltrepassammo il passaggio, il vento ci portava verso il largo. Per fortuna nei trascorsi col nonno era capitato di remare controvento pertanto girammo la prua e invece di puntare la spiaggia di S. Maria puntammo verso la grotta azzurra più esterna e lentamente passando a pochi metri dalla roccia riuscimmo ad arrivare alla spiaggia. Mio nonno si era accorto che avevo preso la barca e stava in spiaggia, mi rimproverò, e tirò immediatamente la barca a secco. Mi proibì di toccarla , mi minacciò, avrebbe chiamato i Carabinieri e mi avrebbe fatto arrestare.

 

La barca restò a secco qualche giorno, poi col bel tempo mi permise di usarla ancora ma ogni volta che vi era ponente o maestrale lui se non mi vedeva scendeva a controllare la barca anche più volte al giorno.

 

Poi un giorno stavamo giocando c'era il mio omonimo, attuale marito di Gioia . Con un sasso di circa un chilo colpi la barca sul fasciame provocando una falla. Corsi dal nonno piangendo e raccontai l'accaduto,la barca era diventata il mio giocattolo preferito. Mio nonno mi guardava e sospirava, sapevo che per lui la barca era importante e mi aspettavo dicesse, va bene domani la riparo. Purtroppo per me dopo tanti sospiri mi guardò dritto negli occhi e pacatamente mi disse: sai che la barca per me è importante, ma ci sono cose per me più importanti della barca; io devo piangere qualcosa, e preferisco piangere ora la barca, prima che questa mi faccia piangere per un dolore più grande. Ho già provato con tuo fratello tale dolore e non voglio riprovarlo.

 

Non capivo quelle parole, non capivo quella decisione a me contraria, lo supplicai, piansi, ma lui con le lacrime agli occhi fu irremovibile. Solo dopo anni capii il senso delle sue parole e del suo agire. Ne parlammo serenamente, l 'amore tra noi traspariva, lo si poteva toccare, mi disse: fui costretto da te a scegliere tra la barca e te, non ammettevi pericolo, non rispettavi più l'accordo di non toccare la barca col verto di fuori e prima o poi sarebbe successo che saresti andato alla deriva.

Grazie nonno per avermi amato e insegnato tanto. É passato tanto tempo ed ancora mi manchi, mi hai lasciato un vuoto che non riesco a colmare.

 

Ps. Foto gentilmente concessa da Giovanni Pacifico

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