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L'IMPREVISTO pt.2

di Silverio Mazzella 

 

Ero a meno di un miglio dalla costa, e intanto iniziava a tramontare il sole, a Chiaia di Luna aveva ancorato la cisterna dell'acqua a cerca di ridosso, per prima cosa ci passai vicino perché nonostante avessi in barca la radio, nel pomeriggio ne avevo maldestramente rotto l'antenna, prima di arrivare al faro stava diventando buio, a titolo precauzionale attivai la pompa di sentina e tolsi tutta l'acqua.

 

Arrivati al faro il mare era già mosso e aumentava in modo rapido, ancora speravo di riuscire ad andare avanti, dovetti rallentare sempre più per evitare colpi molto violenti, imbarcavo acqua, e mi resi conto che la sentina non riusciva a togliere tutta l'acqua che imbarcavo quindi avevo nessuna possibilità di arrivare a punta madonna. Allora feci la sola cosa che potevo fare, aspettai un attimo di tregua ed invertii la prua. 0gni volta che arrivava una onda ,nonostante fosse di poppa e, per meglio gestirle, avessi il motore a meno di mezza forza, essa arrivava sul "capo di banda", sarebbero bastati pochi centimetri per soccombere, dopo un tempo che a me sembrava interminabile riuscii a girare il faro e portarmi sottovento.

 

Subito guardai la situazione in sentina, era piena d'acqua, la pompa si era rotta, non mi restava che toglierla con un barattolo. Poco prima di arrivare sottovento avevo sentito che mi chiamavano via radio ma non potevo rispondere. Allora ripassai nei pressi della cisterna, avevano la lancia in mare e stavano pescando, gli passai a pochi metri, non capisco come si possa non vedere un gozzo con fanali di via e luce del motore accesa, fatto è che quando mio padre valutando la situazione si recò alla Guardia Costiera gli fu risposto di aspettare il giorno poiché di notte con simili condizioni meteo-marine loro non sarebbero usciti, ma fu proprio la Guardia Costiera che chiamato la cisterna chiese di me. La risposta fu che al tramonto mi avevano visto andare verso il faro ma poi più nulla. Mio padre trovò Enzo Sogliuzzo, il quale con la sua macchina lo accompagnò sopra chiaia e poi sconsolato a casa, mio padre sperava che stessi ridossato a chiaia, e, nonostante vedesse una luce a circa mezzo miglio dalla costa stava perdendo le speranze.

 

Anche mia moglie era preoccupata e si era portata a casa della mamma, verso le 9 di sera, eravamo a febbraio, di me nessuna notizia. Ad un certo punto lei chiese al padre, papà tu cosa ne pensi. Lui sconsolato non rispose. Io intanto costeggiando il più possibile tiravo per le piscine, sapevo che ora il punto peggiore era diventato il tratto che da capo bosco porta a Cala Feola, iniziai tale tratto a poche decine di metri dalla roccia vi era mare mosso, certamente neanche il 50% di quello lasciato al faro, avevo deciso che al primo colpo che avrei imbarcato acqua sarei ritornato a Lucia Rosa e avrei aspettato giorno. Intanto stava anche diluviando, cercavo di arrivare alle piscine solo per poter avvertire i miei; ero consapevole della loro preoccupazione...

 

Ps. foto gentilmente concessa da Giovanni Pacifico.

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