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L'IMPREVISTO pt.1

di Silverio Mazzella 

 

Di solito, quando vi scrivo di un racconto, cerco di descriverlo tutto in un unico episodio; questa volta sarà diverso, cercherò comunque di descrivere il tutto in due episodi.

 

Come spesso accennato una delle zone di pesca da me preferite era Palmarola con preferenze per "Zirri" o "secca mezzogiorno". Normalmente se ero intento alla sola pesca delle Granceole usavo 4 gruppi di reti della lunghezza media di 1000 metri cadauna, nel giorno preciso che sto a raccontarvi ne avevo 2 poste alla secca di Zirri e due alla secca che come allineamento ha la punta del varo attaccato a Ponza, diciamo che grosso modo sta a metà strada tra Ponza e Palmarola.

 

Uscii da terra che era ancora buio, sapevo che era in arrivo tempo brutto, il problema principale era che il cattivo tempo aveva come direzione il levante, pertanto stando alle previsioni meteo speravo che iniziasse come in tante occasioni al tramonto. Purtroppo man mano che a Zirri tiravo le reti, notavo che sulla costa tra Anzio e il Circeo il cielo era di un pessimo colore, verde. Non ero per niente contento di vedere ciò, ma l' ingordigia e la troppa sicurezza delle mie capacità mi convinse a quello che poi si rivelò un azzardo.

 

Terminai di tirare il primo gruppo di reti e lo calai, monitorai le condizioni meteo e mi convinsi che avevo ancora 3 o 4 ore per poter lavorare, ed allora mi recai sul secondo gruppo di reti decidendo che alla fine mi sarei regolato sul da farsi. Una volta terminato di tirare e pulire, le ricalai. Guardai di nuovo il tempo, il cielo di color verde si era esteso fino a Terracina e andava verso Sperlonga, io intanto andavo verso Ponza e precisamente sulla secca ove avevo gli altri 2 gruppi di rete e riflettevo sul da farsi, sapevo che non potevo tirare e calare ambedue le reti senza essere preso nel cattivo tempo ed allora decisi: secondo me prima che il tempaccio raggiunge Ponza ci vogliono ancora due ore (poi ebbi la certezza che così fu); per tirare senza pulire un singolo gruppo di solito impiegavo 45 minuti, con 5 minuti di spostamento per il secondo gruppo e 45 dell'ultimo gruppo avrei avuto almeno 25 minuti e quindi probabilmente arrivavo al Calzone Muto prima che il vento iniziasse. Pensai io ora tiro 1 gruppo, se impiego anche solo 1 minuto in più dei 45 vado a casa, se risparmio tempo controllo la situazione e decido.

 

Dopo circa 40 minuti avevo finito, non avevo tolto neanche i pesci, li avevo messi da parte in modo da toglierli in porto. Controllai il maltempo che avanzava, e quei cinque minuti recuperati diventarono fatali, pensai che se prima avevo previsto l'inizio del vento al traverso del Calzone Muto ora dovevo prevederlo a Punta Madonna e quindi praticamente in porto, d'altronde il pescato era ottimo. Iniziai a salpare l'ultimo gruppo, il vento era calmo, ma le correnti marine iniziarono ad aumentare rapidamente. A metà rete feci una incaramatura (rete impigliata alla roccia) di solito col salparete forzando la tirata si riesce a liberarla ma quando la corrente è forte,e lo stava diventando, l'operazione risulta essere più difficile.

Presi la rete e la portai a poppa, la legai saldamente ed iniziai a tirare con tutta la forza del motore verso la corrente, pensavo già di doverla tagliare, mettere un petagno e andar via prima che si scaramasse (disincagliasse). Persi circa 30 minuti.

 

Sapevo già di averla combinata grossa, intanto mi trovavo in calma piatta non un alito di vento, ed il mare calmo che neanche ad agosto è così. Accelerai il motore al massimo e puntai verso il faro sperando in un ritardo anche solo di alcune decine di minuti, avevo fatto tutti i calcoli esatti, non avevo calcolato l'imprevisto e ne avrei pagato le conseguenze...

 

Ps. Foto gentilmente concessa da Giovanni Pacifico

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Commenti: 1
  • #1

    Massimo (giovedì, 29 marzo 2018 17:09)

    Ciao Silverio.
    Quest'isola è una poesia e tu, ne rappresenti un verso per la passione con cui narri i tuoi momenti di vita. Grazie
    Un amico di Ponza