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'U SCOGLIO RUSS' - PT. 2

di Silverio Mazzella 

 

Come avevo accennato nel precedente racconto, a causa del forte cattivo tempo avevo dovuto lasciare le reti a mare poiché non sarei riuscito mai a tirarle con il mio gozzetto.

 

Pertanto andai a parlare con Salvatore Morlè chiedendogli di darmi una mano. Lui chiese il permesso in Capitaneria e una domenica andammo a tirarle. I 4 petagni erano ad una decina di metri l'uno dall'altro, individuai quello che avevo tirato su e che avevo rinforzato nel ricalarlo. La paranza iniziò a tirare e la rete arrivò in barca, proseguimmo a tirare, di tanto in tanto veniva qualche fellone se ricordo bene complessivamente erano 6 o 7, ma mettevamo in barca tantissima alga morta. Un marinaio iniziò a spalare, quando arrivammo al centro della rete, questa risultò essere incaramata ma con la paranza si tirava lo stesso fin quando affiorò un masso enorme, appena arrivò a pelo d'acqua strappò la rete e si liberò, era talmente tanto grande che la paranza si mosse bruscamente.

 

Sono convinto che senza questo masso enorme il mare e la corrente avrebbero trascinato via le reti e non le avrei ritrovate. D'altronde se quelle allo scoglio rosso pur calate nella stessa direzione del vento e mare erano state spostate di circa 1000 metri queste che erano di traverso a vento e corrente sarebbero state spostate del doppio.

 

Comunque andò tutto bene.

 

Rientrammo in porto e scesi le reti alla banchina, mi ci vollero diversi giorni per pulirle e ricalarle. Considerando il tempo pessimo che avevano dovuto superare posso affermare che me la cavai bene, ero convinto che ambedue i “Calimient” sarebbero andati perduti.

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