· 

'A SCARRUPATA 'I FOR

di Silverio Mazzella 

 

Nella pesca a strascico a rutunn spesso capita di trovarci impigliato qualche “capzzon”, una specie di vipera di mare più grande di quelle che normalmente stanno insabbiate sulle spiagge e di conseguenza con una porzione tossica maggiore.

 

Ricordo che quella notte in particolare eravamo a pescare alla “scarrupat i for” in barca c'era papa ,“Barbetta”, era il soprannome del papà di Flora, ed io. Avevamo fatto già 5 o 6 tirate a strascico pescando poco, poi iniziammo a prendere una decina di chili di pesce ogni tirata, quindi si procedeva con maggiore impegno in modo da poter superare il quintale di pesce.

 

All'improvviso nella rete vidi un pesce più grande, sicuramente superava il mezzo chilo, credo che avevo una dozzina di anni, l'istinto mi portò ad ”agguantarlo” rapidamente per paura cascasse in acqua. È vero che era di notte e si vedono le stelle, ma con la luna piena se ne vedono poche, be io dal dolore della puntura le vidi tutte! Il dito mi doleva un sacco come diciamo spesso in dialetto, mi sbatteva, fitte violente e non sapevo cosa diamine fare. Premevo e succhiavo sulla ferita per espellere più sangue possibile, comunque si doveva lavorare, sentii papà e barbetta che dicevano ci sarebbe voluto qualcosa di caldo per immergerci il dito. Ebbi un lampo di genio, vi era lo scarico dell'acqua di raffreddamento del motore , vi infilai il dito più dentro possibile appoggiandolo anche al metallo, non era granché ma almeno alleviava le fitte.

 

In quelle condizioni proseguimmo a lavorare fino al mattino, poi era giorno quando arrivammo a terra, mi cambiai, lavai, feci colazione ed andai a scuola. Avevo il dito punto che sembrava una salsiccia. A scuola verso le 10 presi sonno, il professore di cognome Pistone che sapeva del mio lavoro mi lasciò dormire e invitò i suoi colleghi a non svegliarmi. Alle 13,30 furono i compagni di classe che mi svegliarono.

 

Ps Foto gentilmente concessa da Giovanni Pacifico

Scrivi commento

Commenti: 0