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'I RUTUNN

di Silverio Mazzella

 

Nel periodo che va da settembre ad aprile, con mio padre, andavamo a pescare i “rutunn”,uscivamo di pomeriggio verso le 4, papà non amava postare come si fa oggi, lui era propenso allo strascico.

 

Il posto ove andavamo con più frequenza era il faro. Di solito facevamo 2 tirate che venivano così definite: “ u cann e u miezz cann” praticamente il primo coincideva al tramonto del sole mentre il secondo doveva essere effettuato prima che facesse talmente buio da far verificare la fluorescenza; poiché questa avrebbe illuminata l'intera rete trainata,cosa che avrebbe spaventato i pesci che si sarebbero spostati.

 

All'epoca non si aveva l'ecoscandaglio e se i pesci si spostavano solo di poche decine di metri non sarebbe stato facile ritrovarli. Quando uscivamo la prima cosa che facevamo era controllare direzione e forza della corrente. A tale scopo sin dalla prima uscita mettevamo un sasso col galleggiante, poi arrivati lì buttavamo una manciata tra granelli di sabbia ed alghe e osservavamo il loro spostamento dal filo mentre scendevano a fondo, ricavandone i dati essenziali al nostro scopo.

 

La direzione della corrente veniva in genere catalogata in 2 direzioni “current i rann” direzione da Est verso 0vest e “current arbin” direzione 0vest verso Est.

 

Fare lo strascico sotto il faro non era facile, tutti noi sappiamo che ci sono scogli disseminati e portare la rete sullo scoglio poteva significare fare danni importanti. La corrente favorevole, che consentiva di accostare di più alla roccia era quella “arbin” papà aveva accumulato talmente tanta esperienza della zona che le volte che capitava ci fosse tale corrente tiravamo velocemente le reti, certi di pescare qualche sarago.

 

Ricordo che in qualche occasione ne abbiamo presi anche 5 o 6. Il periodo in cui ne prendemmo di più fu un inverno in cui a pescare con noi vennero anche i miei cugini Beniamino (a paranza) e Andrea, che per alcuni anni svernavano a ponza per poi tornare a Santa Lucia di Siniscola ( Sardegna). Con loro il recupero della rete avveniva in tempi brevissimi ed anche i saraghi che per dimensioni non potevano ammagliare non avevano il tempo di uscire dal “sacco “della rete.

 

Ps. Foto gentilmente concessa da Giovanni Pacifico

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