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LA SANITÀ DI ZINGARETTI, UN ORRORE

di Danilo D'Amico 

 

Ero indeciso all'inizio tra Zingaretti e il nostro "simpatico" Di Fazio, poi ho scelto il Presidente per l'assegnazione della "super-cazzola" del giorno.

 

Messo di fronte alle proprie irresponsabilità il presidente uscente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, perde le staffe. Sulle liste di attesa parla di balle. Fa riferimento ad una inversione di tendenza che continua a vedere solo lui e di certo non i cittadini che per prenotare una endoscopia devono attendere di media sette mesi.

 

Nelle affermazioni che rilascia non si accorge che le uniche balle o fake news, termine tanto amato dal centrosinistra, sono le sue. La Regione Lazio, infatti, non è ancora uscita dal commissariamento. Forse, e il dubbio è lecito, lo farà a partire dal 1 gennaio 2019 senza tra l’altro che ci siano ancora, come certificato dagli organi di controllo contabile, quella programmazione e quelle misure capaci, a partire dalla sua conclusione, di assicurare la tenuta del sistema sanità Lazio. In mezzo restano la sua inerzia, la mancanza di interventi risolutivi e tante inutili, inconsistenti, promesse. Nessuno ha mai pensato che il problema delle liste di attesa si potesse risolvere in 48 ore ma le circa 44 mila ore che Zingaretti ha avuto a disposizione in questi cinque anni di amministrazione della Regione Lazio potevano essere sufficienti almeno a ridurle.

 

Zingaretti con la sanità ha fatto quello che si fa con le etichette di qualità sui prodotti al supermercato. Ci ha messo una fascetta con scritto “garantisco che va tutto bene” e si è lavato la coscienza, avrà contattato il nostro Ferraiuolo per avere istruzioni in materia. Ma questo garantisce solo che ci ha messo una scritta e non che nella realtà sia così. A dimostrarlo le condizioni in cui i pazienti sono costretti a vivere la propria malattia e i medici l’organizzazione dei propri reparti.

 

Al Santa Maria Goretti di Latina, per esempio,  nel reparto di neurologia, nella stessa stanza in cui sono ricoverate solo donne capita spesso di veder ricoverati anche uomini, in barba ad ogni decenza. La risposta, legittima e sensata, da parte dei medici che sono costretti a destreggiarsi con una coperta, quella dei posti letto insufficienti, non corta ma cortissima, è che nei casi di urgenza l’imperativo è privilegiare l’assistenza alla privacy. Scelta che definire responsabile è poco.

 

Ma è sul piano politico che questo è inaccettabile. E’ sul piano politico che questa decisione a cui i medici sono stati costretti mostra la totale assenza di responsabilità da parte di chi, come Zingaretti, per cinque anni ha governato questa regione e si è voltato dall’altra parte rispetto a questa emergenza sostituendo i tagli ai servizi. La situazione di promiscuità, a cui tra l’altro quotidianamente sono costretti i malati che arrivano al Pronto soccorso di tutti gli ospedali della provincia di Latina e del Lazio, stipati in stanze sovraffollate e corridoi, non dovrebbe, come è, essere la normalità. La promiscuità è sintomo dell’incapacità di far fronte al massiccio afflusso di ricoveri in tempi brevi a fronte di una grave e cronica carenza di posti. La promiscuità in ambito sanitario significa privare le persone, già sofferenti e spaventate, della dignità.

 

Il tutto perchè Zingaretti non si è preoccupato di intervenire per risolvere, non con la bacchetta magica, ma con azioni programmate l’inadeguatezza, strutturale e di personale, dei nostri ospedali. Ledere la dignità dei ricoverati significa anche modificare le abitudini di ricovero dei pazienti stravolgendo un modo culturale di affrontare la malattia in una delicata fase come quella del ricovero ospedaliero. Cinque anni non sono un giorno per intervenire. Sono un tempo più che congruo per dare risposte e migliorare i servizi. I cittadini e i medici non chiedevano miracoli ma rispetto. Lo stesso rispetto che non si può sintetizzare nella demagogica letterina di Natale che Zingaretti si è preoccupato di inviare al personale della Asl di Latina per spiegare la rivoluzione, mancata stando i fatti, della sanità del Lazio.

 

Fa bene il presidente pro tempore della regione Lazio a ringraziare il personale,  medico, infermieristico e tecnico dei nostri ospedali perché è solo grazie a loro che sono certo questa situazione vergognosa si risolverà mantenendo alto quello standard di qualità e di efficienza dei servizi che proprio Zingaretti con la sua inerzia tenta ogni giorno di negare.

 

L’ospedale di Formia continua a vivere sul filo del baratro. Pochi medici, turni massacranti, servizi a rischio, compresa l’Emodinamica che, dopo una dura battaglia, ha visto un anno fa l’estensione h12 di un servizio fondamentale per il Dea di I livello come quello di Formia deputato alle emergenze e urgenze, a causa della carenza di personale potrebbe non riuscire a garantire il pieno funzionamento. Gli esponenti del centrosinistra locale che si appellano disperatamente alla Regione Lazio che, salvo cambiamenti dell’ultima ora, è guidato dalla loro stessa parte politica. E il presidente Zingaretti? Protagonista fisso della trasmissione “Chi l’ha visto”.

 

Che a rilevare le criticità insite e insistenti nel sistema sanità di Formia e della provincia di Latina siano proprio i sostenitori di Zingaretti, il nostrano e distratto Di Fazio escluso, ci conforta perché significa che non siamo visionari da cinque anni e che l’inerzia che abbiamo sempre sottolineato da parte di chi ha guidato la Regione Lazio è viva e vegeta, purtroppo, a danno dei soli cittadini e del personale dei nostri ospedali.

 

Da anni si attende che l’ospedale di Formia venga potenziato e le sue eccellenze professionali valorizzate. Anni che il Dea di I livello di Formia è privo del primario del  Pronto soccorso e quindi di quella figura indispensabile per assicurare un’accelerazione in termini di adeguamento ed efficienza dei servizi. Quello che manca, ieri e oggi, è una visione generale della sanità nella nostra provincia. Manca la capacità, da parte di chi ha governato la Regione Lazio, di creare una rete territoriale di assistenza basata su un sistema di interconnessione tra Case della salute, ambulatori di medicina generale e ospedali. Manca, perché è mancata la volontà politica da parte del presidente pro tempore Zingaretti, la capacità di investire sulle priorità creando i presupposti per mettere a regime la nostra sanità e fortificarla al punto da garantirle di poter camminare sulle proprie gambe dopo la chiusura, ancora ipotetica nonostante i trionfali annunci, del commissariamento.

 

I cittadini non possono permettersi altri cinque anni di fughe dalle proprie responsabilità come quelle a cui il presidente Zingaretti ci ha abituati in Regione o Di Fazio a Ponza. A lui forse basta mettersi una "mantesina" con su scritto "IO CI SONO" e crede di risolvere tutto, a noi non basta.

 

*Fonti giuseppesimeone.it

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