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LA VERITÀ SUL PORTO TURISTICO

di Danilo D'Amico 

 

Come potete capire dal titolo, dovrò affrontare un argomento complesso e ampio ma prometto di fare chiarezza una volta per tutte. Dimenticate le “chiacchiere da bar” o “il sentito dire”. Se avrete un po' di pazienza nel leggere questo “papillo” capirete la verità.

 

Ieri mattina alle 11.30, al Ristorante "Angelino", si è tenuto un incontro dove l'amministrazione ha spiegato alla popolazione l'andamento del progetto "porto turistico". All'incirca 30 persone. Comitato Samip, tifosi dell'amministrazione e pochi altri (tra cui me). Un incontro dal chiaro significato politico, nulla di più. Vado a spiegare.

 

La "Luna di Miele" dell'amministrazione con la popolazione è finita da tempo e in un momento di evidente malcontento generale si è pensato di ricucire gli strappi tenendo un incontro nel "centro politico" di Le Forna. La poca pubblicizzazione dell'evento ne è ulteriore dimostrazione. Meglio cantarsela e suonarsela per poi fare la parte dei puri e immacolati.

 

A presiedere l'incontro, oltre al sindaco Ferraiuolo, alla vicesindaco La Torraca, all'assessore Nocerino e ai consiglieri Marcone e De Martino, vi era anche l'architetto Levino Petrosemolo – amministratore delegato della società incaricata della costruzione del porto turistico di Formia. Le parole di Petrosemolo non sono state per niente gradite. Nel suo intervento ha ben spiegato come la faccenda, pur essendo molto lunga e complicata, fosse stata ben affrontata dalla precedente amministrazione. <<In una scala da 1 a 10, l'iter è stato completato al 60%>>, queste le sue parole. A nulla sono valsi i tentativi imbarazzanti di Nocerino di far passare come "carta-straccia" il progetto, ribattendo, alle oculate spiegazioni dell'architetto, come se lui ne sapesse più di chi è esperto in materia. Nei dettagli entreremo tra poco.

 

Anche la vicesindaco ha provato a convincere i presenti della giustezza dei loro pareri. <<Noi siamo qui perchè non abbiamo nulla da nascondere. Il porto noi lo vogliamo. Chi c'era prima vi ha mentito>>. Questo il succo del suo intervento, durato diversi minuti (nei quali ha anche battibeccato con un uditore) ma dal quale non ne è venuto fuori altro. Un clima da campagna elettorale, peccato sia finita da sei mesi. Nel pomeriggio, inoltre, ha postato sull''incontro mostrando il parere negativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della conferenza di servizi del 12 luglio scorso, dicendo <<...perchè i cittadini devono essere informati e non illusi>>. Bene. Ci informi sui motivi del diniego, ma questo lo farò io. Ci informi sul perché ci sono voluti sei mesi per incontrare la popolazione(?), per poi sostanzialmente non dire nulla. Ci informi sul cosa è stato fatto di concreto in questo lasso di tempo, oltre che incolpare la passata amministrazione.

 

Il primo problema tecnico riguarda la V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica).
Il progetto non la prevedeva. Il perché? Non per incompetenza, come chi lo è sul serio ci vorrebbe far credere. Alla presentazione del progetto provvisorio il problema non fu rilevato dalla Regione nella conferenza dei servizi del giugno 2016. Soltanto in prossimità della conferenza dei servizi del luglio 2017 su cui la Regione era stata chiamata a pronunciarsi sul progetto definitivo, indecisa sul da farsi, chiese il parere del Ministero dell'Ambiente. Il Comitato Tecnico del Ministero si è riunito solo il 14 giugno e il "Parere" arrivò solo il giorno prima della predetta conferenza di servizi (ampiamente dopo le elezioni comunali del giugno 2017). Le foto dei documenti postati lo provano.

 

La Regione scrive al Ministero il 01-06-2017;
Il Ministero risponde alla Regione il 16-06-2017;
La Regione informa il Comune il 29-06-2017;
Piccola nota: fortuna volle che scaricai la documentazione appena fu pubblicata sul sito del Comune, perchè oggi, sicuramente per mia incompetenza, non riesco più a trovarla.

 

Il succo della motivazione del Ministero è questo: Nel caso specifico la V.A.S. ci vuole per via del P.R.G. (Piano Regolatore Generale) perchè a Cala dell'Acqua (a differenza di Cala Feola) non è prevista l'area portuale e quindi bisogna effettuare una variante al PRG. Ora, il nostro Piano è del 1983, quando le normative europee sulla V.A.S. non esistevano e pertanto, essendone sprovvisto, la società dovrà richiedere l’attivazione della procedura di VAS. Se l'amministrazione è ansiosa di dare la colpa a qualcuno – e devo ammettere che in questo sono fenomenali – la diano a chi, dall'alto, si è ricordato all'ultimo di far presente questo problema, e magari di “riprendere” chi, dopo il parere negativo, esultava su facebook.
Una mazzata arrivata dopo pochi giorni dalle elezioni amministrative e che nessuno poteva prevedere o che ci si augurasse (tranne per gli attuali amministratori), ma in ogni caso sono d'accordo che l'ex sindaco poteva evitare il proclama sensazionalistico <<nel 2018 cominceranno i lavori>>. Poi, però, mi ricordo del proclama del consigliere Carlo Marcone ad una riunione del gruppo giovani: la prima cosa che farò se divento sindaco? Riapro Chiaia di Luna e con i ponzesi ci andiamo a fare una bella passeggiata. Dunque penso che forse la prima è decisamente meglio.

 

Altro punto, secondo me, fondamentale è quello dei costi. Si perché un parere lo rimedi, basta una forte volontà politica, che qui chiaramente manca, ma ai soldi non c'è rimedio.

 

Tutti sappiamo che il porto verrebbe costruito da privati (società Marina di Cala dell'Acqua) e Petrosemolo ha chiarito un altro punto fondamentale: il porto, anche se realizzato da privati, sarà sempre di proprietà del Comune. Peccato per qualche fuoriuscito dai Centri Sociali che sproloquiava sull'argomento. Ma torniamo ai soldi...

 

In alcuni punti il fondale è profondo anche 16m, complicanza certo, ma non così inusuale come ci vorrebbero far credere, prevedendo la realizzazione di una scogliera a “cassoni”. Oggetto della discordia è il materiale da inserire nei predetti cassoni per depositarli sul fondale. Ben inteso che chiunque voglia realizzare il Porto deve mettere mano alla roccia che circonda Cala dell’Acqua (per metterla in sicurezza, come richiesto dal PAI) il progetto ne prevedeva, per una piccola parte, il taglio (mi si passi la spiegazione) andando a formare 3 o 4 “gradoni”. Il materiale prelevato sarebbe stato inserito nei cassoni. Parliamo di circa 100.000m3 di roccia. Il Ministero ritiene “quasi” certamente che in 80.000m3 di materiale sia presente la tanto famosa Bentonite. Essendo materiale argilloso, al contatto con l’acqua, si presume ci sarebbero stati dei cedimenti nel tempo. Se i dubbi del Ministero venissero confermati a rischio c’è la fattibilità, in termini economici, dell’intero progetto. Ecco il vero inghippo. Soldi! Non “passata amministrazione”, che voglio ricordare agli “scordarelli”, ha effettuato la procedura amministrativa in maniera corretta ...e questo non sono io a dirlo, ma il ricorso vinto al T.A.R., sempre che l'assessore Nocerino non ne sappia di più anche di quest'ultimo.

 

Infine si è assistito al “comizio” (parole sue) di Sergio D'Arco. A proposito, è ancora il delegato alla portualità? Non è dato a sapersi...
Il D'Arco ha parlato della Posidonia, ecco il succo: <<Distruggevano tutta la Posidonia di Cala dell'Acqua e per baipassare questo problema hanno fatto un accordo hanno promesso di proteggere quella di Cala Feola, Giancos, S.Maria e Palmarola. Tutte le attività avrebbero sloggiato per fare sto porto e non è che noi a Sud ci possiamo rimettere per fa contenti voi a Nord. Quando ero all'opposizione fummo costretti a dire si al Porto perchè vicini alle amministrative>>

 

Mi piacerebbe averle inventate queste parole ma in questo caso la realtà supera la mia fantasia.

1° - La scogliera a cassoni poggia solo su una parte della Posidonia di Cala dell'Acqua e non si sarebbe distrutta tutta;

2° - A Giancos non c'è Posidonia e Palmarola non rientrava nella mitigazione (non c'è stato nessun accordo in odor di fregatura, qualcuno glielo spieghi);

3° - Tuttalpiù a Palmarola, come a Ponza, i vincoli sono stati evitati quando dall'alto (la Regione) li si voleva imporre;

4° - A Cala Feola nessuno avrebbe “sloggiato”, anzi, le attività si sarebbero potuto regolarizzare e i noleggiatori di barche avrebbero usufruito di due campi boe con corpi morti eco-sostenibili.

5° - Inoltre la concessione “Le Forna Mare” presente a Cala Feola, formata di piccoli diportisti ponzesi, circa 80, avrebbero avuto posto gratuito all'interno del nuovo Porto, aumentando così anche l'area di balneazione davanti la spiaggia di Cala Feola.

6° - Da S.Maria si sarebbero trasferiti (all'interno del nuovo Porto) solo i cantieri e gli stessi titolari dei cantieri erano ben contenti di farlo; pertanto tutti i pontili presenti nel porto di Ponza nessuno li avrebbe “toccati”.

7° - Costretti a dire si al Porto? In realtà l’ex consigliere D’Arco in consiglio comunale del marzo 2017 bocciò questo progetto preferendo quello presentato dall’amministrazione Balzano a fine anni novanta che, ricordo, l’allora Assessore all’Ambiente della Regione rispedì al mittente.

8- noi di Ponza Porto non possiamo rimetterci per far contenti voi di Le Forna? beh questa una vera perla da parte del sig. D’Arco che fa ben capire le reali intenzioni di questa amministrazione.

 

 

Sono stato inconsuetamente lungo, ma purtroppo fare la dovuta chiarezza in mezzo a tutte le bugie raccontate era dovuto. Per restare in tema di “dare le colpe”...non è colpa mia ma di chi ha deciso di trattare finalmente argomenti seri quando è meglio che torni a fare qualche bel post colorato su facebook.


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