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GARANZIA GIOVANI

di Danilo D'Amico 

 

Si sa, quando c’è la possibilità ogni scusa è buona per riempire il proprio piatto e mangiare di più.
Eccezione non poteva essere fatta per Garanzia Giovani, l’iniziativa finanziata dall’Europa con lo scopo di ridurre la drammatica disoccupazione giovanile che affligge gli stati membri, in particolare il nostro.

 

Nonostante le fallaci rassicurazioni del nostro governo, a guida PD, sulla diminuzione dell’incapacità di offrire una risposta occupazionale ai giovani, le percentuali oscillano sempre attorno al 40%, numeri che però nascondono dietro una realtà diversa: sono infatti considerati lavori gli stage, i tirocini e tutte le altre proposte che non garantiscono una vera e propria sicurezza lavorativa.

 

E in questo discorso entra in gioco Garanzia Giovani, il progetto interessa infatti tutti i cittadini europei dai 15 ai 29 anni.
Ma qui tocchiamo un tasto critico: nelle altre nazioni europee dove è stato applicato ha avuto ottimi esiti, in Italia no.
La ragione? Un classico che non dovrebbe neanche più sorprendere: la maggior parte delle offerte lavorative sono stage e tirocini che solo in un caso su quattro determinano un’occupazione garantita.
Senza contare la natura di molte mansioni indicate, la retribuzione e lo sfruttamento.

 

I ragazzi segnalano di aver ricevuto, al famoso primo incontro di persona presso i servizi all’impiego o, come accade per noi isolani, direttamente dal datore di lavoro, solamente un generico riferimento a future offerte di lavoro o di stage (43,5%) o di non aver ottenuto “nulla di concreto” (40%).
Un giudizio ancor più severo è pervenuto dalla stessa Corte dei Conti Europea che aveva dichiarato il fallimento italiano: “L’italia ha compiuto progressi limitati e conseguito risultati che non rispecchiano le aspettative iniziali.”
Ammettiamolo: ciò non ci meraviglia, se punti esclusivamente su tirocini e stage non puoi di certo pretendere di risolvere il problema occupazionale.
Infatti, in termini di numero, i posti di lavoro veri e propri toccano a malapena il 31%, di certo una grande concorrenza contro l’80% della media europea.

 

Ponza? Temo che le stime siano più alte.

 

Ma la vera e propria presa in giro circola attorno agli stage,
Gli stage infatti vengono utilizzati per risparmiare sul costo del lavoro per occupazioni che possono senza dubbio rappresentare un lavoro vero e proprio.
I profili lavorativi in stage cercati ruotano attorno a commessi, baristi, geometri etc.
Facciamoci una domanda: è davvero bisognoso fare uno stage per svolgere determinate mansioni non qualificate?

 

L’obiettivo di Garanzia Giovani doveva essere quello di coadiuvare l’inserimento professionale di ragazzi tra i 15 e i 29 anni, diplomati e laureati compresi.

 

Ma invece come al solito il tutto è ricaduto sullo sfruttamento di un personale sottopagato con la scusa di stage e tirocini.
In poche parole Garanzia Giovani ha fatto passare lavori subordinati per tirocini, offrendo compensi molto modesti ai malcapitati (che non sempre sono garantiti a detta di molti testimoni) togliendo loro tempo e voglia di crederci.

 

 

Tutti bravi a parlare dei giovani, ma mai nessuno che parlasse seriamente con loro (noi).

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