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STRUTTURE DI CONFINO SULL'ISOLA DI PONZA: FONTI STORICHE ICONOGRAFICHE

di Marialibera Rispoli

 

In un recente studio fatto da alcuni storici si scoprì un fatto del tutto nuovo e poco studiato, cioè che in Italia, durante il triennio fascista (1940-1943), alcuni luoghi svolsero il ruolo di campi di concentramento per ebrei, zingari, stranieri delle zone occupate, omosessuali (in questo ultimo caso la condanna al confino era giustificata dalla necessità di arginare l'immortalità e la devianza al fine di salvaguardare la salute pubblica). Scopriamo così che Gonars, Melada, Arbe, le isole Tremiti e anche Ponza hanno svolto il ruolo di campi di internamento. In alcuni casi si considerò l'internamento come una sorta di "villeggiatura", un'abile mossa propagandistica attraverso la quale il Duce pubblicizzò il carattere "umanitario" del confino. Questa leggenda di confino-villeggiatura fu messa in circolazione dai fascisti, in modo particolare dal capo della polizia, Arturo Bocchini.

 

Fu proprio lui che pubblicizzò Ponza come luogo prescelto di colonia per i confinati, nonostante le opposizioni iniziali del Duce. Mussolini dopo un pò cedette all'idea: in fin dei conti era difficile trovare un luogo idoneo ad ospitare un gran numero di confinati. Infine, la bellezza dell'isola fu vincente agli occhi delle persone che, giudicavano altri ambienti antifascisti come colonie di maltrattamento. Successivamente, i confinati subirono violenze, per non parlare delle pessime condizioni cui i confinati erano costretti, le più gravi portarono purtroppo al decesso. Questo era dovuto anche alle poche strutture ospedaliere presenti e a proposito di questo si alzò una terribile ribellione da parte del popolo, la più eclatante giunse proprio da Ponza. Queste agitazioni si allargarono anche sull'isola di Ventotene. Il confino sulla maggiore delle isole ponziane durò fino al 1939.

 

La maggior parte delle strutture di confino si trovavano presso Santa Maria. 
La foto dopo l'articolo rappresenta la struttura dove venne confinato il Duce
Inoltre, come molti anziani ricordano e raccontano, in quegli anni molti fascisti facevano dei "posti di blocco" proprio sotto il tunnel di Giancos. Questa sorta di sentinelle erano a guardia del tunnel per evitare improvvisi attacchi.

 

Come già ben noto, l'immagine in anteprima rappresenta una veduta dei Guarini con il fascio littorio e la stella alla sua sommità, risalente agli anni '30.

 

Quest'altra rappresenta il fascio ai giorni nostri, irriconoscibile, un rudere ormai appartenente al passato. Un reperto storico andrebbe salvaguardato e mai lasciato in stato di abbandono, sopratutto per ricordare la nostra storia e gli eroi che l'hanno vissuta.

 


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