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'A CADUTA A' MARE

di Silverio Mazzella

 

Avevo 14 anni e durante l'estate andavo a pescare con mio padre che si era comprato un gozzo proprio, il "s.Agostino" e con esso pescavamo ad aragoste coi tremagli, l'equipaggio era composto da papà, Casalino, Pinuccio e io.

 

Un giorno credo fosse agosto si aggiunsero 3 persone, un ponzese amico di papà che aveva un piccolo difetto, gli piaceva il vino a dosi massicce, ed una coppia di villeggianti che avevano appena comprato casa a Le Forna e che erano euforici per poter vedere realmente il lavoro del pescatore.

 

Come consueto alle prime luci partimmo per Palmarola; eravamo diretti alla "Secca delle Foglie", alcune miglia oltre Palmarola. Tirammo i tremagli e iniziammo a pulirli, mio padre era seduto sulla cabina con le spalle rivolte a prua, la coppia di amici era seduta al suo fianco e si gustava il tutto. I gozzi di allora erano soliti portare, almeno su un lato, 2 forcine di legno alle quali veniva poggiato l'albero per la vela latina in caso di emergenza. Noi avevamo il tutto sulla fiancata di sinistra guardando verso prua ed io ero seduto al centro dell'albero e portavo la “cuorceta”, Pinuccio e l'altro (volutamente ometto il nome) erano in piedi e iniziavano a pulire le reti, vi era una bella onda lunga di maestrale ed i due in piedi di tanto in tanto si poggiavano all'albero per non cadere a causa del rollio.

 

Tutto era tranquillo e si parlava del più e del meno per trascorrere il tempo. Poi all'improvviso senza capire il perché mi ritrovai in acqua; ho già accennato alla mia fobia per gli squali e in quel posto l'acqua era profonda circa 100 metri. Normalmente quando facevo il bagno se mi immergevo lo facevo con gli occhi aperti, figurarsi in questo frangente. Subito notai 2 ombre a circa un metro da me, il mio pensiero era rivolto alle “canesche” pensai: “e che ca...stevn ca vocca apert aspettann a me” e uscii dall'acqua. La disperazione fa fare azioni che normalmente non riusciresti a fare; pensate, un gozzo la cui linea di altezza dal mare era sull'ordine del metro e nel tempo che mio padre, sentito il tonfo, si girasse ed io ero in barca tutto fracido al punto che mi chiese: "come mai sei tutto bagnato se non sei caduto a mare?". Nel frattempo avevo anche realizzato l'accaduto, le ombre sommerse erano Casalino e l'altro che, essendosi appoggiati all'albero in modo violento ne avevano provocato la rottura e tutti e tre eravamo caduti in acqua. Dopo poco anche Casalino salì in barca mentre l'altro chiedeva aiuto, corremmo subito a prua per aiutarlo ma li ci piegammo in due dalle risate e poverino restò in acqua per almeno 5 minuti.

 

 

Provate ad immaginare, lui con la paglietta in testa e col fiasco di vino nella mano sinistra e che poggiava la mano destra a mò di tappo e diceva, “pigliat u fiasc senò se perd u vin “. Per fortuna quella che poteva diventare una tragedia finì per diventare una macchietta. Ancora oggi quando con la mente rivedo le scene, scoppio a ridere .

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