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IL LEGIONARIO - 5

di Danilo D'Amico

 

UN NUOVO INIZIO

 

Il 25 dicembre del 1963 Gaetano torna a casa.

 

Mantiene la sua parola sposando Filomena il 4 giugno del 1964. Il viaggio di nozze, indovinate? Si, giusto, in Francia e Belgio. "Un uomo che non mantiene la parola non è diverso da una bestia", mi disse una volta. Il 5 novembre del 1965 nacque la prima figlia, Speranza Maria Rosaria, quella che poi sarebbe diventata mia madre e il 6 settembre del 1970 nasce Paolo Domenico.

 

Tutto bene, direbbe qualcuno...non era così, non per lui.

 

Come può un soldato che ha ucciso per sopravvivere e visto morire tanti suoi camerati abituarsi alla vita tranquilla che gli offriva Ponza?! Come poteva integrarsi in una società che nulla aveva dei valori in cui credeva: onore, fedeltà e rispetto?! Come poteva spiegare che nel mondo cerano problemi più grandi di quelli a cui erano e sono abituati i suoi concittadini.

 

Si “abituò” iniziando subito a lavorare. Prese due licenze per vendere frutta e verdura, una di queste era da ambulante. Aprì il suo negozio sul Corso Carlo Pisacane (oggi c'è la creperia Blu Marine). Divenne l'attrattiva del Corso. Giocava con tutti i bambini, che lo scambiavano per Babbo Natale. Si, perchè il nonno era questo. Un uomo che non ha mai fatto pesare le sue esperienze sulla sua gioia di vivere. La sua folta barba rossa lo distingueva tra la gente, eppure molti lo ricordano (me compreso) solo con la barba bianca.

 

Mi raccontò di come il colore della sua barba cambiò. Tra le sue passioni c'era anche il teatro (cantava in chiesa e, in pratica, fondò la banda musicale) e in una recita di Natale gli fu chiesto di interpretare S.Pietro. Un S.Pietro con la barba rossa però non era il massimo, così si gettò del borotalco nella barba per farla diventare bianca e da lì non ritornò più al suo colore originale.

 

Nonno si curava la barba con precisione certosina e la sfoggiava con la fierezza tipica di chi ha combattuto nella Legione. Mai un capello o un vestito fuori posto (anche se non amava apparire sfarzoso, anzi) e mai una parola fuori posto. Sempre educato e con la battuta pronta.

 

Spesso mi raccontava di come raccontava ai suoi clienti le sue avventure e mi raccontò di quando Donna Rachele (la moglie di Mussolini in “confino” per un periodo qui sull'Isola) e la figlia Edda andavano a prendere il pane da lui. Rachele Mussolini viveva in uno stato di povertà quasi assoluta perchè perseguitata dallo stato e non poteva quindi permettersi grandi compere ma il nonno le dava tutto l'occorrente ogni giorno. Chiedeva una sola cosa in cambio: “I traditori nel mio negozio non li voglio”. Edda, avendo tradito il padre, era il classico esempio di persona che il nonno disprezzava e finchè lei aspettava fuori, Donna Rachele poteva avere tutto quello che voleva senza pagare una lira. Quando partirono, Donna Rachele lasciò al nonno un suo cimelio appartenuto al Duce.

 

Inizialmente abitavano lungo il “Corridoio” ma il nonno aveva acquistato un terreno sul Pizzicato dove aveva cominciato a costruirsi casa. Avete capito bene...costruirsi. Quella casa è oggi la casa dove io risiedo tutto l'anno e dove la mia famiglia viene l'estate. Oltre a questo acquistò anche dei terreni che cominciò a lavorare. Si coltivava quello che mangiava e qualcosa la vendeva anche, diceva <<Perchè dovrei dare la robaccia che io non mangerei ai miei clienti?>>. In quanti fanno così? Inoltre si produceva il suo vino e lo spumante. A tavola non rinunciava mai al bicchiere di vino, rigorosamente “nero” - mai chiamarlo rosso, “Di rosso in questa casa ci sono solo i miei capelli”, mi diceva.

 

Insomma non stava un attimo fermo. Acquistò anche un furgone con il quale fare “i viaggi”, così li chiamava lui. Portava la terra tolta dagli sbancamenti edilizi e si faceva pagare a viaggio.

 

Chiuse il suo negozio nel 1988, quando la proprietaria del locale gli aumentò l'affitto a 1 milione e mezzo al mese, e si dedicò interamente all'attività ambulante. Usava suonare la sua tromba per avvertire gli abitanti di zona che lui era arrivato. Spesso mi portava con lui (quando la nonna non lo sapeva) e lo aiutavo con la frutta e le verdure, ma prima mi portava a fare colazione alla Pasticceria Napoletana. Ero ghiotto di babà e “i viecchie” mi chiamavano Mister Babà perchè ne mangiavo uno lì e uno (a volte due se facevo il bravo) me lo portavo.

 

Non ha mai nascosto le sue idee, anzi faceva di tutto per sfoggiarle, ma a differenza dei tanti “pecorari”, così li chiamava, “io lo faccio con educazione e devi fare lo stesso anche tu. Quello che fai e come ti comporti sono le cose per le quali sarai ricordato, ma non ti aspettare riconoscenza dai ponzesi, siamo un popolo strano”.

 

Da sempre è stato perseguitato per il suo modo di fare, anche se lui mi diceva “m'ann semp' rott' 'u cazz'””. Di queste parole mai davanti agli altri e mai, soprattutto, davanti alla nonna, rischiava partisse il mattarello, o come nel caso mio gli “zoccoli”. Di fatti non è mai stato il tipo da chiedere favori...i favori te li faceva e mai nulla chiedeva in cambio. Penso che generoso e disinteressato siano due aggettivi che gli calzano a pennello. Il suo unico difetto era la bontà. Una volta mi disse:

 

“Uagliò, io nun so' fess' ma faccio 'u fess', perchè facenn' 'u fess' io faccio fess'. A ponza è l'unico modo per convivere con questa realtà di bugiardi cronici. Il nostro popolo è meraviglioso, duro, intraprendente e dedito al lavoro, ma è anche invidioso, rancoroso e bugiardo. Dico nostro perchè tu possiedi tutte le nostre qualità ma non farti beccare con i difetti o ti cambio i connotati. Sai quanti ponzesi sono lontani? Uuuhh, un casino, ed è meglio che sia così. Due ponzesi nella stessa stanza fanno danni. Quelli che non sopporto di più sono quelli che credono di saper fare tutto e di avere tutte le risposte, la maggior parte delle volte sono comunisti”. Nella registrazione si sente anche la mia risata. “Tu ci ridi ma è così! E ricordati una cosa, dialoga sempre con tutti ma mai con i cretini. Il cretino ti porta al suo stesso livello e ti batte con l'esperienza. Futtatenn' se ti deridono per le nostre idee, la gente è così. E mo' liev stu' cos' a miezz e iamm' a purtà a terra n'gopp'””.

 

Si riferiva alle sacchette di terra che gli servivano per fare le parracine. Quante me ne ha fatte caricare non lo ricordo più!

 

 

Un uomo come lui non poteva che trasmettere questi valori. A molti sono arrivati e molti sono stati i giornalisti, scrittori e politici che gli hanno chiesto la sua storia o il suo appoggio. Ha sempre raccontato qualcosa e sempre con la massima disponibilità e mai appoggiato “i soliti quattro imbecilli che vogliono solo rubare al popolo. E ti dirò di più, Danì, meglio il ladro che l'incompetente. Il ladro prende quello che può ma danni non ne fa o lo arrestano. L'incompetente si crede furbo e bravo ma fa solo danni a noi, che se li facesse solo a se stesso gli darei anche una mano. Se poi trovi la combinazione ladro-incompetente allora sei a cavallo”.


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