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IL LEGIONARIO - 4

di Danilo D'Amico

 

L'ALGERIA E IL COLPO DI STATO

 

Il FLN (Fronte di Liberazione Nazionale Algerino) stava facendo di tutto per ottenere l'indipendenza dalla Francia e la Legione Straniera fu impegnata in prima linea per combattere la guerriglia algerina. Essendo il territorio a prevalenza desertica, le forze speciali (i paracadutisti) della Legione furono suddivise nelle varie unità di fanteria come appoggio.

 

L'ordine era di fare molti prigionieri per poterli interrogare ed è inutile dire che gli algerini preferivano la morte che cadere in mano alla Legione. "Dei diritti umani noi ce ne fottavamo", queste furono le parole di nonno quando mi descrisse i loro metodi per "ottenere informazioni". A volte, però, quando i rifornimenti tardavano o venivano intercettati, alcuni prigionieri venivano eliminati lungo la strada. Esisteva un trucchetto per non destare sospetti nei confronti degli ufficiali dell'esercito regolare: i prigionieri venivano legati al collo e alle mani con delle corde attaccate alle selle dei cavalli e ogni tanto veniva dato uno strattone; il prigioniero, sentendosi soffocare, faceva dei movimenti bruschi e i legionari, facendoli passare per tentativi di fuga, gli sparavano.

 

Uno di questi prigionieri divenne il servo di Gaetano. Lo accudiva, gli preparava il bagno, da mangiare e gli faceva il bucato. Nonno se lo ritrovò tra i piedi dopo avergli salvato la vita e questo ragazzo gli disse che lo avrebbe servito fino a che non si sarebbe sdebitato allo stesso modo. Essendo musulmano, Gaetano non si fidò mai di lui (“hanno una religione infame” mi disse una volta). Rimase al suo servizio per circa tre mesi. Una notte il ragazzo (nonno non mi ha mai voluto dire il nome) tentò di sgozzarlo nel sonno. Purtroppo per lui nonno aveva l'abitudine di non addormentarsi mai sul serio se prima chi era con lui non faceva lo stesso. Nella colluttazione l'arabo gli infilò in coltello nella gamba prima di venire colpito e messo in ginocchio dal nonno. Iniziò a supplicarlo di non ucciderlo ma Gaetano, che dormiva sempre con la pistola nella fondina, guardandolo fisso negli occhi gli disse: <<Hai tradito gli uomini e il tuo Dio. Per questo io ti condanno a morte>> e gli sparò un colpo dritto in mezzo agli occhi.

 

<<Il coltello ma anche con l'acqua si ottenevano degli ottimi risultati>> mi disse a proposito delle torture <<Lascia perde quello che vedi nei film degli americani. Non hanno mai capito nulla di guerra e se hanno vinto era solo per i mezzi. Li ho visti in azione e come soldati valevano la metà di noi>>. Nonno non ha mi amato gli americani (si era capito) e in tanti lo sapevano...ma il motivo no.

 

Il governo francese, sotto la presidenza De Gaulle, stava per concedere l'indipendenza anche all'Algeria e questo ai vertici della Legione non andava giù. Dopo tutti i camerati morti invano nella guerra in Indocina, che finì con l'indipendenza dei Paesi della Regione, ora ci si apprestava a calpestare anche coloro che erano morti in Algeria. I 4 Generali ai vertici decisero di attuare un colpo di stato: Gen. Salàn (7 stelle, decorato da Hitler in persona con la Croce di Diamante, era l'uomo più decorato e graduato del mondo, collaborazionista della Rep. Di Vichy durante la 2a Guerra Mondiale e attuale Leader della Legione e Maresciallo di Francia), Gen. Zalèr (Generale delle forze aeree e diretto superiore del nonno), Gen. Ginò (Comandante della fanteria) e il Gen. Sciàl (Generale delle truppe corazzate).

 

Il Gen. Zalèr (patriota francese e filo-fascista) non voleva usare l'avio-trasporto della Legione perchè essendo i paracadutisti in maggioranza tedeschi, non voleva che “un solo fucile crucco sparasse su Parigi”. Salàn decise allora di accettare l'aiuto della CIA e di far paracadutare le forze speciali non tedesche su Parigi per prendere i palazzi governativi. Gaetano, Capitano di 3 compagnie delle forze speciali accettò (neanche a dirlo) di far parte di quell'operazione segreta per rovesciare il governo filo-comunista di Parigi. Gli americani, però, svelarono i piani della Legione al Governo francese che mobilitò immediatamente le truppe regolari e fece arrestare tutti gli ufficiali e i soldati. Gaetano, in quanto ufficiale delle forze speciali, fu mandato nel “Sottomarino della Morte” nel vecchio castello Borbonico ad Orano. La sua prigionia durò 6 mesi e quando uscì scoprì che tutti i suoi uomini erano stati mandati a morire nel deserto contro le truppe del FNL.

 

Superò la Corte Marziale capeggiata da un Gen. di Brigata ed interamente composta da ufficiali di alto grado. Lui e i suoi 6 camerati ufficiali furono difesi da un avvocato d'ufficio: “Una donna dai lunghi capelli rossi come il fuoco. Bella oltre ogni modo e allo stesso tempo feroce, lo vedevo dai suoi occhi. Uagliò, se non avessi avuto la nonna a casa me ne sarei innamorato”. Quando mi parlava di lei i suoi occhi si illuminavano e si ricordava parola parola la sua arringa difensiva:

 

<<Signor Generale e signori ufficiali, siete stati soldati anche voi e sapete bene cosa significa la disciplina alla Legione. Questi soldati hanno una canzone che intonano 10/20 volte al giorno:

 

“E' una cosa molto importante la disciplina alla Legione. L'amore del capo e l'obbedienza sono le loro più pure tradizioni. Viva la Legione Straniera e come son belli quando sfilano con il cappello bianco. Se il loro aspetto non è affatto leggero è perchè portano sempre testa alta e sguardo fiero. Nell'insieme del loro coraggio, il cuor leggero e mai tremante, sanno combattere i cappelli bianchi. Viva la Legione Straniera e come son belli quando sfilano con il cappello bianco”.

 

Signor Generale e signori ufficiali, grazie a questi cappelli bianchi, quanti figli di Francia son tornati a casa?>>

 

Nonno mi raccontò del silenzio glaciale che cadde in aula e potevo percepire la sua emozione quando lo ricordava.

 

Furono tutti assolti dall'accusa di alto tradimento (la pena era la morte). A Gaetano fu data l'opportunità di continuare il servizio militare (perchè pluri-decorato) ma come soldato semplice, in quanto degradati tutti come unica punizione. Gli altri furono espulsi.

 

Era il 23 dicembre del 1963 e così Gaetano rispose alla corte:

 

<<Signor Generale e signori ufficiali, l'opportunità di continuare a servire il popolo francese mi onora. Purtroppo sono sicuro che servirei una Francia nella quale non mi riconosco. Una Francia governata da un governo di traditori comunisti che non ha esitato a mandare a morte i figli che l'avevano protetta. Perciò la mia risposta non può che essere negativa. Non combatterò per chi non combatterebbe per me. Noi legionari è questo che facevamo. Questi governanti rossi hanno distrutto la forza militare migliore del mondo e la pagheranno. Molto presto tutte le colonie insorgeranno e senza la Legione chi le terrà strette alla Madre Patria? Chi andrà a combattere? Lo farà il Presidente De Gaulle? Combatterà come nella 2a Guerra Mondiale quando fu preso a calci dai nazisti? Piango signor Generale e signori ufficiali. Piango nell'apprendere di cosa sia diventata la mia seconda Patria, la Francia. Tornerò a casa e porterò con me tutto quello che la Legione mi ha insegnato. Viva l'Italia, viva la Francia, viva la Legione!>>

 

 

Conclusa la sua dichiarazione rasentò l'arresto perchè finì con il saluto romano prima di fare il saluto militare della Legione. Prese il traghetto per Marsiglia e da li il treno per Roma...destinazione Ponza.

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