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IL LEGIONARIO - 3

di Danilo D'Amico

 

L'ADDESTRAMENTO E IL VIETNAM

 

"Tu non sei nessuno, sei venuto di tua spontanea volontà, nessuno qui ti voleva. Da oggi in poi non hai più un nome, ma ti chiamerai Legionario 124802". Queste le prime parole che udì, appena arruolatosi, dal suo sergente istruttore.

 

Per circa un mese venne mandato da un distretto all'altro della Francia con partenze notturne in modo da sottoporlo ad una continua situazione di stress. Gli venne fatta imparare la lingua francese con continui interrogatori e privazione del sonno in caso di errori. Poi venne spedito in Algeria e, passando da Orano e da Sid Bel Abbes, lo stanziarono a Mascarà (centro d'istruzione n°1, per via della sua alta resistenza) per l'addestramento finale.

 

Corse per 40km sotto il sole cocente del deserto con l'intero equipaggiamento in spalla, corpo a corpo, uso dell'arma bianca e del fucile...questo dalla mattina alle 5.00 fino alle 22.00, con una pausa di 15 minuti per il pranzo. L'addestramento era duro...ma mai quanto i "code rouge" (codice rosso). Il "codice rosso" è una punizione disciplinare non ufficiale tipicamente della Legione (oggi è illegale ma per un lungo periodo fu ripresa dai Marines americani).

 

Tipico esempio di "codice rosso"? Quando un Legionario trascurava la la sua igiene personale gli uomini della sua squadra gli facevano la "doccia del pintone": brusca da cavallo, spugna d'acciaio e carta vetrata. Oppure, venivi sorpreso a rubare del cibo (ti mettevano in condizione di farlo dandoti delle razioni scarsissime) dalla dispensa? Una settimana di consegna nel tuo alloggio senza cibo, ma solo somministrazione di acqua con complessi vitaminici per mantenerti in vita.

 

Poco dopo l'inizio dell'addestramento, Gaetano fu nominato Caporale e dopo un episodio "particolare" fu promosso a sergente. Prima di raccontarvi l'episodio bisogna che sappiate un'altra regola della Legione: erano severamente (vietate è inutile dirlo) punite le risse tra camerati. Chi veniva colto in fallo veniva frustato. I problemi personali si risolvevano con il braccio di ferro e il perdente veniva etichettato come "femminuccia" all'interno del suo reparto...ma veniamo a noi. Una sera, andando verso la mensa per il rancio, il nonno sentì sghignazzare due uomini francesi alle sue spalle "Gli italiani hanno le unghie dei piedi al posto del tallone" (era un modo per dire "sono bravi solo a scappare). Inutile dire che invitò i due a "risolvere la questione".

 

Entrarono nella mensa e i due – "spavaldi criminali bastardi", queste le sue parole – si sedettero pronti per il consueto braccio di ferro. Gaetano li invitò ad alzarsi e incrociò le sua dita "medie" con il loro destro dicendo: <<Tirate e spezzate...se ne siete capaci>>. Finirono entrambi in infermeria con le dita in questione spezzate. Il nonno mi spiegò che erano due partigiani francesi condannati per crimini di guerra che scelsero la Legione per evitare il carcere. "La Francia è un Paese serio" mi disse "i criminali di qualunque parte vengono puniti, in Italia i partigiani li consideriamo eroi, ho detto tutto". Fu promosso sergente e gli fu proposto di lasciare la fanteria per entrare nei paracadutisti. Erano passati 4 mesi dall'inizio dell'addestramento e tutta la sua Compagnia stava per essere assegnata; questo "passaggio" avrebbe richiesto altri due mesi di specializzazione e in pochi lo accettavano. I paracadutisti erano il meglio del meglio di tutte le forze speciali (i marines potevano, forse, portargli il pranzo) ed erano quelli che venivano chiamati quando le cose andavano male, correndo sempre i rischi maggiori. Gaetano accettò e fu mandato a Dien Bien Phu (Vietnam del nord) per completare il suo addestramento.

 

Finito l'addestramento il suo Tenente, consegnandogli il mitra d'ordinanza in dotazione alla Legione, gli disse: <<Questa è la tua vita, se lo sai adoperare vivrai a lungo, ma in caso contrario morirai presto. Finchè avrai gli occhi aperti non lo consegnerai mai>>.

 

Tutti noi conosciamo la Guerra in Vietnam tra gli americani e i vietcong. Pochi sanno della dominazione francese prima di tutto questo.

 

L'indocina (Vietnam, Laos e Cambogia) era da sempre stata un focolaio di rivolte per l'indipendenza e nell'aprile del 1955 le ultime truppe francesi abbandonarono l'area...ma non i paracadutisti della Legione che rimasero in veste "ufficiosa" con compiti di guerriglia.

 

Gaetano rimase in Vietnam fino al 1958 (un anno dopo, quando gli USA reagirono ad un massacro di funzionari ad opera dei vietcong – comunisti guerriglieri del Nord -, l'ultimo soldato della Legione abbandonò il Vietnam).

 

I legionari operavano in maniera totalmente differente rispetto alle truppe americane. Non facevano prigionieri, non dovevano preoccuparsi dei foto-reporter pacifisti (che causarono molti danni al morale degli americani con le foto della guerra), non dovevano tener conto dei diritti umani e civili e agivano indisturbati lungo tutto il Vietnam. Gli americani fornivano aiuto logistico e tecnico, rifornendo l'elite della Legione con le migliori attrezzature.

 

Nel corso della guerra "nella giungla somigliante all'inferno", Gaetano fu promosso Tenente di una compagnia e quando lasciò il Vietnam del Sud per l'Algeria era diventato Capitano di 3 compagnie.

 

Quei due anni di guerra (senza onore, la definì il nonno) me li raccontò una volta sola nel dettaglio, nè parlò con sguardo fiero ma non orgoglioso. Queste furono le sue parole:

 

"Nelle campagne facevamo sperimentare cosa significasse sopravvivere. Bruciavamo tutto cinque, sei, sette volte...finchè quei maledetti non si arrendevano e abbandonavano la zona per andare a rintanarsi nelle loro gallerie sotterranee. Non aver pietà di loro perchè loro con te non ne avranno. Passavamo nelle zone dove sospettavamo si nascondessero i guerriglieri e cominciavamo a sparare a vuoto facendo un gran fracasso. Loro aspettavano la fine degli spari per uscire a procurarsi da bere e da mangiare. Noi li aspettavamo al varco e li massacravamo.

Mentre bruciavamo un villaggio, una donna si aggrappò alla manica di uno dei miei e cominciò a urlare. Poche erano le parole che capivo ma il soldato la colpì con il calcio del fucile e si voltò ridendo. Uagliò, l'ho fatto frustare. Non perchè avesse colpito la donna, lei non doveva aggredirlo, ma per averla derisa. Il nemico non va mai deriso...va odiato, capito e rispettato. Se lui non fa lo stesso poco importa, bisogna essere uomini e non merde come i comunisti o gli americani.

La nostra strategia era il logoramento, quella con cui le hanno date sugli orecchi agli americani. Bruciavamo i campi di riso così gli toglievamo l'unica cosa che manteneva in vita il loro esercito.

Non facevamo, però, come gli americani. Loro se trovavano 100 fucili potevano uccidere anche 1000 persone, noi: un fucile un morto, punto.

In una guerra così non esistevano civili, anche i bambini uccidevamo. Più di un mio camerata è rimasto ucciso per la sua compassione. Tu hai avuto tanti giocattoli, quei bambini giocano con i proiettili. Non fare quella faccia, non aver mai paura di sognare e di sperare. Va sempre avanti come ho fatto io ma guardati dalla razza gialla perchè un giorno dominerà il mondo".

 

 

Quello che vide e fece in Vietnam fu solo una parte delle sue avventure con la Legione Straniera, perchè poi venne l'Algeria e il colpo di stato...

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