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IL LEGIONARIO - 2

di Danilo D'Amico

 

IL TUTTOFARE

 

Una volta partito divenne subito il "tuttofare" di bordo, come spesso accade per i nuovi arrivati, e da subito si distinse per la grande mole di lavoro che riusciva a sostenere nell'arco di una giornata. Fu preso a ben volere e molto presto i suoi "colleghi" (non li chiamerò compagni o rischio che mio nonno mi fulmini) cominciarono a regalargli le loro attrezzature personali per la pesca.

 

Arrivò a Marina di Campo con la "Casciaforte" e rimase subito "prigioniero" sull'isoletta di Monte Cristo, per via del forte mal tempo, a Cala Gabbiana con tutto il resto dell'equipaggio (5 persone).

 

Non avendo le provviste necessarie cominciarono a "ramazzare" (parole sue) lungo la montagna le uova di gabbiano. Per sapere se erano buone, mi disse, esisteva un modo semplice e veloce: si mettevano in un bidone d'acqua e se affondavano si potevano mangiare, viceversa significava che contenevano già il pulcino e quindi venivano buttate.

 

Tornati quindi all'Elba un ricco "signorotto" notò questo giovane che non si fermava mai mentre scaricavano in porto e lo avvicinò offrendogli un lavoro come contadino presso le sue tenute a Firenze e, neanche a dirlo, spinto dal desiderio di "vedere il mondo, Gaetano accettò. Diede tutta la sua attrezzatura allo zio Di Meglio Silverio (detto Cappotto) chiedendo che la sua paga venisse interamente riportata al nonno al loro ritorno a Ponza. Affidò allo zio anche una lettera (era l'unico a bordo a saper leggere e scrivere) per la sua amata Filomena.

 

La famiglia Graziani, dopo appena un mese di servizio, lo promosse a stalliere. Ruolo importantissimo per quella famiglia in quanto i loro cavalli gareggiavano a livello internazionale e Gaetano passò tutto l'inverno del 1951 a curare i purosangue dei Graziani a Lormotello di Firenze. In primavera, approfittando del fatto che il Sig. Graziani era andato in città per l'iscrizione alle corse del suo stallone "Arnaldo", decise di provare l'ebrezza del galoppo. Salì sul purosangue e cominciò spingerlo oltre la collina. Perse la cognizione del tempo e quando ritornò alla tenuta il Sig. Graziani lo attendeva alle stalle.

 

<<Gaetano da quando sai cavalcare?>> gli domandò appena smontò da cavallo

<<Da oggi. Capo non mi licenzi la prego>> rispose il nonno

<<Licenziarti? Tu sarai il mio nuovo fantino alle corse!>>

 

Entusiasta di questo nuovo compito partecipò a 3 gare a Firenze ottenendo 2 secondi posti e una vittoria. Dopo 5 mesi le corse si trasferirono a Livorno e quel ragazzo appena sedicenne si piazzò terzo nella "Coppa d'Oro" portando 5 milioni di lire alla sua scuderia (il primo premio era di 40 milioni), ottenendo per se il 5%.

 

Nella gara successiva, montando un cavallo che non conosceva – Mandarino – per sostituire il suo fantino che si era sentito male – Caramello – passò immediatamente in testa, ma a 60m dal traguardo scoppiò il cuore del cavallo. Finendo oltre la staccionata rimediò 60 giorni d'ospedale (rottura del ginocchio destro, rottura del labbro contusione della parte latero-occipitale destra della testa (nonno ci teneva che precisassi i danni) e finì per essere licenziato.

 

Trovò lavoro nelle corse a ostacoli e vinse lo "Sperone d'Argento" nelle corse di Merano. Purtroppo, all'epoca, questo sport era scarsamente remunerato e decise quindi di darsi al pugilato a Milano. Si distinse subito per la sua forza e fu tesserato immediatamente. Accortosi che la palestra faceva la cresta sulle paghe degli atleti, li mandò (e mi si perdoni il "francesismo" ma furono le sue esatte parole) "a fangul".

 

Fece fagotto e andò a lavorare a Strasburgo (Francia) presso la "Stain Fabric" (una fabbrica di pietre di granito scalpellato). Ricordo che nonno parlò per un'ora intera di come il 1° palazzo governativo di Strasburgo fosse stato costruito grazie a quelle pietre.

 

Lavorò in quella fabbrica per circa un anno e poi decise di cambiare ancora. Questa volta si trasferì a Charneville (ai confini con il Belgio) da un suo amico: Vincenzo Coppa che gli trovò lavoro presso una ditta edile con soli operai italiani (datore di lavoro, però, francese). Quando chiese che venisse messo "in regola" scoprì che la legge francese dell'epoca non consentiva lo spostamento da una regione all'altra senza l'appropriata documentazione e gli venne detto che sarebbe dovuto o tornare in Italia per rifare tutti i documenti da capo oppure svolgere il servizio militare in Francia.

 

Non avendo fatto il servizio militare in Italia, l'unico Corpo di volontari in cui poteva arruolarsi era la Legione Straniera. Era il 1955 – aveva appena 18 anni – quando decise di arruolarsi e firmare la ferma per 5 anni. Mandò una lettera a Filomena dove spiegava il perchè di questa sua azione.

 

Questa lettera la nonna la mise sotto il suo cuscino della sua bara e fu l'unica volta che vidi la nonna piangere in tutta la sua vita. Non pianse alla morte del marito, ne a quella di mia sorella (portata via da una malattia), ma quando, insieme al mazzo di carte napoletane preferite del nonno, "restituì" quelle parole d'amore a chi glie le aveva mandate. Prima però, essendo soli io e lei durante la nottata di veglia, riuscìi a leggere e fotografare quella lettera. Ecco le parole che Gaetano scrisse alla sua amata sedicenne che lo aspettava a Ponza:

 

"Amore mio,

la Francia è bellissima e si lavora bene ma non mi vogliono mettere in regola per colpa di una legge stupida più di quelle che ci sono in Italia. Sono le loro regole e le accetto ma non posso tornare subito da te. I soldi non sono molti. Ho deciso di arruolarmi nella Legione Straniera, sono mercenari al servizio dei francesi ma dicono che sono i migliori soldati del mondo. Pensa in quanti posti andrò a combattere e pensa quante lingue parlerò quando torno da te. Pensa a quanti soldi riporto nella nostra Punzesella. Pagano bene e con quei soldi ti prometto che noi e i figli che avremo non soffriranno mai la fame che abbiamo sofferto noi per colpa di tutti questi ladri che hanno venduto l'Italia. Ricorda la poesia che ti ho scritto quando mi penserai in battaglia. Dicono che dobbiamo combattere contro gli arabi che si ribellano alla Francia. In Algeria dicono. Invece un sergente alla taverna mi ha detto che molti ragazzi li mandano in Indocina. Si trova dall'altra parte del mondo e ci sono delle giungle che pare assomigliano all'inferno. Non aver paura per me Filomè, io ritornerò a casa con le mie gambe e il primo arabo che vuole farmi fuori gli dimostro quello che sappiamo fare noi Italiani. Ripensavo a Ponza e a te. Non so quando potrò scriverti di nuovo e spero che questa lettera arrivi presto da te. Prometto che ti scriverò di nuovo appena potrò. Magari dalla giungla. Dai un bacio alla mia famiglia per me. Tuo per sempre. Gaetano"

 

 

Chrarneville, 12/05/1955


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