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IL LEGIONARIO - 1

di Danilo D'Amico

 

L'INFANZIA E LA PARTENZA

 

Tutti a Ponza conoscevano "Il Legionario" o "'U Russ". Pochi, però, conoscevano Gaetano Coppa.

 

Legionario perchè combattè per 7 anni nella Legione Straniera (corpo d'elite alle dipendenze della Francia) e "il Roscio" per via dei suoi capelli e della sua barba.

 

Vi racconto chi era in realtà mio nonno: pescatore, fantino, pugile, minatore, soldato, musicista, commerciante, contadino, patriota, padre amorevole e nonno meraviglioso. Ebbi modo di sedermi a tavola con lui e di farmi raccontare tutta la sua storia...tutta! A molte persone aveva raccontato "qualcosa" ma mai aveva rivelato tutto quello che gli accadde. Con me era diverso. Da sempre abbiamo avuto un rapporto speciale io e lui e proprio per questo promettemmo di non mentirci mai. Lui raccontava ed io scrivevo...con la nonna che ogni tanto entrava per chiedere se volevamo qualcosa. Ho imparato molto da lui. Il più bel complimento che mi sia stato fatto fu "sei proprio uguale a tuo nonno".

 

Questa è la sua storia.

 

Poco dopo la sua nascita fu lasciato dalla madre, Coppa Libera, alle cure dei nonni: Coppa Domenico – meglio conosciuto come Minicuccio – e Di Meglio Speranza. Libera lo aveva dato alla luce da nubile e nel 1937 era una cosa assai disdicevole. Il padre non lo conobbe mai, pare fosse uno dei pochi soldati tedeschi presenti sul suolo italiano prima del '43. Dopo aver lasciato il figlio, Libera partì come infermiera presso l'Esercito Italiano e rimase in servizio fino al 1944, quando fu fatta prigioniera dai nazisti. Nel 1945 riuscì a scappare da un campo di concentramento nei pressi di Ancona grazie ad un originario ponzese. Nonno è sempre stato molto vago su questo ma pare che questo signore, gerarca fascista, abbia fatto fuggire un gruppo di donne durante la raccolta della legna e tra queste vi era proprio Libera.

 

Gaetano, fin da piccolo, era quello che definiremmo un bambino tremendo. Danni, dispetti e risse con gli altri bambini caratterizzavano le sue giornate. Mi raccontava che si divertiva a rompere con la fionda tutte le pubbliche luminarie. Insomma...ne combinava di ogni. Compensava il tutto, però, con il duro lavoro.

 

Adorava fermarsi ad ascoltare dagli altoparlanti in Piazza la voce del Duce quando teneva i suoi discorsi da Palazzo Venezia – quando Mussolini parlava, in tutti i comuni italiani venivano montati dei megafoni o degli altoparlanti per far ascoltare a tutto il popolo le sue parole. Imparava tutti i discorsi a memoria e alcuni li cambiava a suo piacimento per impressionare gli amici, lo fece anche con me e ricordo che da bambino lo ascoltavo rapito per ore intere. La sua dialettica, la sua passione e la sua voce che vibrava in alcuni momenti. Sentiva dentro tutto quello che diceva. Nonno non era il tipo d'uomo che parla a vanvera, a meno di non fare qualche battuta...e ne faceva molte!

 

Dava una mano al nonno Minicuccio con la sua attività e da lui apprese la "tecnica degli zeri". Di questa tecnica di conteggio molto se ne è parlato e nessuno si spiega come fosse possibile che un analfabeta come Minicuccio riuscisse a fare i conti usando solo lo zero...e non sbagliava mai!

 

Mia madre la ricorda vagamente e ricordo che proprio per questo nonno Gaetano insistette molto affinchè io la imparassi. Ebbi modo di capire il concetto di "resto" fin da piccolo, quando accompagnavo il nonno nella sua vendita ambulante di frutta, ma di questo ne parleremo più in là. Ecco il metodo: tutti (o quasi) sappiamo fare addizioni o sottrazioni, specie se si tratta di soldi, ma le facciamo con le cifre classiche. 10€ - 5€ = 5€ ... semplice no?! ...ma se io vi dicessi 0^ - 0' = 5 lire?

 

La "tecnica degli zeri" era semplice e allo stesso tempo geniale. Minicuccio aveva assegnato ad ogni cifra, con la quale aveva giornalmente aveva a che fare, uno zero diverso. Uno zero con una croce, uno zero con un puntino e così via. Sapeva riconoscere la cifra scritta sulla banconota o sulla moneta che riceveva ma non il reale valore, così partiva il suo conto con gli zeri.

 

In molti hanno sperato di "fregarlo" vista la sua analfabetizzazione e tutti loro sono rimasti delusi. Furbizia ed intelligenza che ereditò il nipote Gaetano che gli diede una mano fino all'età di 13 anni.

 

A quell'età, infatti, la madre si ammalò e non potè lavorare, perciò si imbarcò per andare a pesca e aiutare economicamente la famiglia. All'epoca, quando si partiva per pescare si usava spesso stare lontano da casa per mesi e a volte per anni. Molti erano i ponzesi che, cercando dei mari più prolifici, si dirigevano in Toscana...all'Elba. Certo non immaginava che avrebbe rivisto la Sua Ponza dopo 13 anni.

 

Prima di partire, però, diede appuntamento ad una giovane di Le Forna, Filomena, andandola a trovare sotto casa. I genitori di lei, che aveva appena 11 anni, non fecero molte storie perchè le due famiglie erano imparentate e poi la figlia era "promessa" ad un altro (all'epoca ancora si usava combinare i matrimoni).

 

Andare a Le Forna, nel 1950, non era come oggi. Ci si doveva andare a piedi e per di più percorrendo delle stradine "pittoresche", ma certo per Gaetano queste erano pinzellachere (per citare il suo attore preferito, Totò).

 

Incontrò Filomena e dandole subito un bacio le disse:

<<Filumè, aggia partì ma tu nun te preoccupà, appena torno ti sposo!>>

<<Gaità, ma tu si tutto scemo! Ma che m'è spusà che 'i teng' 'a che fà e pò maggia spusà nato.>>

<<E che tiene 'a fà? E pò arricordate 'na cosa, si te spus' 'a nate, tu, te spus' 'a nu cadavere.>>

<<E vabbuò, taggia aspettà? E pe quant' tiemp'?>>

<<Un anno, massimo due. Aggia 'i a pescà all'Elba e pò ritorno.>>

 

Detto questo le lasciò una collanina, che ora è sepolta con mia nonna, e se ne ritornò a casa per prepararsi alla partenza dell'indomani.

 

Ricordo che mi raccontò la chiacchierata che ebbe con il nonno dopo aver finito di preparare la sua valigia:

<<Uagliò, guarda che nunn'è partì pe forza. Statt'a cas', na soluzione s' trov'.>>

<<'U No', ma tu che stai dicenn'. Io voglio vede 'u munn'. Semp' cà aggia turnà, ma mica aggià fà comm' i punzise ca stanne semp' cà e morene ignoranti e pecurar'.>>

<<E vabbuò ma fà attenzione. Nun te mette 'a fà danni.>>

<<Ma quà' danni?! Nun te preoccupà!>>

 

 

Uscì e s'imbarcò...ancora non sapeva cosa il destino avesse il serbo per lui.

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