· 

I FRATELLI FEOLA

di Silverio Mazzella

 

Durante il mio periodo scolastico, dal 1966 in poi, mentre stavo a Gaeta e frequentavo il nautico, una volta che le scuole chiudevano, per aiutare la famiglia al pagamento delle spese che sostenevano per tenermi lì andavo a pescare con le "cianciole",

 

Ricordo ancora i miei arrivi nel tardo pomeriggio, quando una volta arrivato a Ponza con la valigia in mano percorrevo Piazza Dante e da li cercavo di fare il prima possibile per arrivare al tunnel, lì al bar di Silverio” u chiatton” giocavano a carte e lo zio di mamma “portazzer” era solito stanziare.

 

Facevo il possibile per non essere visto, ma non c'era verso, dopo una decina di minuti dal mio arrivo a casa lui arrivava con la sua vespa, chiamava mia madre e le dava l'orario per andare a bordo sull'Apollo.

 

Dovevo aver finito il 3° o 4° nautico e quando arrivai a casa vi trovai mio zio Salvatore; aveva preceduto lo zio di papà e mi chiese di andare a pesca con lui sulla "Pompea" poiché gli mancava un marinaio. Accettai visto la necessità, ma dopo un paio di giorni, mi ritrovai sui "Fratelli Feola" che erano in società con la Pompea. Pertanto passai gran parte dell'estate a pescare le alici con Vittorio, Peppe e Angelo Feola ed il loro equipaggio.

L'estate con le acciughe non fu delle migliori e dopo ferragosto decisero di cambiare pesca, via le reti delle acciughe e caricamento delle “ coffe “ a pesce spada, avevano deciso di andare in Toscana, a porto S.Stefano e quindi organizzarono per fare il “ doppino”(ossia 2 giorni di pesca e poi sosta).

 

Partimmo appena dopo pranzo e tirammo verso il largo di Palmarola navigammo per diverse ore, poi iniziammo a calare le coffe. Il mattino successivo iniziammo a tirarle. A volte guardando dei film si vedono sub che, attaccati da uno squalo, con un coltello praticamente sventrano il pesce e si salvano.

 

Non credete a ciò!

 

Per esperienza vi dico che non è reale e vi racconto ora cosa successe al 1° giorno di pesca: ad un certo punto attaccato all'amo vi era una "Canesca" (Verdesca) di notevole dimensioni e per giunta aveva abboccato da poco, ci volle tutta la maestria di chi tirava per portarla a pelo d'acqua, nel mentre Vittorio aveva preparato il fucile un calibro 12 con pallini abbastanza grandi. Appena la testa fu fuori dall'acqua Vittorio gli sparò, proprio lì in mezzo agli occhi. Uno strappo e la canesca si inabissò ci volle più di una ora per portarla in superficie, un altro colpo di fucile tra gli occhi ed altro inabissamento, dopo una ventina di minuti si riportò in superficie e, praticamente senza testa, riuscimmo a metterla in barca.

Ricalammo le coffe e dopo averle ritirate, il giorno successivo, verso sera arrivammo a porto S.Stefano.

 

 

Ps. Foto gentilmente concessa da Giovanni Pacifico

Scrivi commento

Commenti: 0