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'A DISGRAZIA

di Silverio Mazzella

 

Credo che avevo 12 o 13 anni e le mie estati le trascorrevo a pesca con mio padre che non aveva ancora un suo gozzo, quel giorno avevamo salpato le reti a Zannone, lato punta di levante, e non avendo preso un gran che, col gozzo che era “il coniglio”, ci spostavamo verso il lato di ponente.

 

A bordo oltre a mio padre (capobarca), vi era Franco Di Meglio (franc i portazzer), Salvatore Vitiello (mezzacap) e Silvestro(sigarone)...forse altri che non ricordo.

 

Lungo il percorso si pulivano i tremagli e li passavamo da prua a poppa, tutto successe in un attimo, forse un movimento scomposto provocato da una onda o perché era deciso che dovesse succedere...fatto è che la rete scivolò nel vano motore, tenuto aperto per far raffreddare meglio il motore, e immediatamente si attorcigliò attorno al volano del motore.

 

Un tempo i volani dei motori erano almeno il doppio degli attuali, provate ad immaginate un motore che credo fosse di circa 15 hp con la seguente equazione: 1 hp = potenza necessaria per alzare da terra 75 chili ad 1 metro in 1 secondo, quindi 15 hp potenza necessaria ad alzare di 1 metro in 1 secondo ben 1125 Kg. Ossia più di 1 tonnellata.

 

È evidente che si attorcigliò tutto fin quando in pochi secondi il motore non si spense!

 

Col coltello si tagliò la rete da ambo i lati, poi si provò a tagliuzzare pezzetti di rete insomma si arrivò ad un punto morto; col coltello non si poteva tagliare e di fatto il volano era bloccato: si optò per la soluzione fiamma.

 

In barca avevamo la bombola del gas con bruciatore che serviva ad accendere il motore, la si accese e si puntò sulle reti, nel volano le fiamme iniziarono a bruciare le reti facendo cadere i resti in sentina e poi all'improvviso andò tutto in fiamme; il grosso problema era che la bombola del gas stava tra le fiamme.

 

Stavamo a circa 1000 metri a levante di Zannone, ed io ho avuto sempre una fobia degli squali, appena papà dette l'ordine buttatevi a mare e andate verso Zannone, io ero già in mare e nuotavo disperatamente e con tutte le mie forze verso terra, ricordo che Franco mi chiamava invitandomi ad aspettarlo, ma tra paura dello scoppio, e fobia degli squali credo avrei potuto partecipare alle gare di nuoto. Dopo alcuni minuti Papà gridò di ritornare, lui nel mentre si era buttato in acqua trascinandosi la bombola del gas, risalito a bordo stava provvedendo a spegnere le fiamme, fu aiutato dagli altri, era sofferente, aveva ustioni di 2° grado su braccio, avambraccio e mano destra, e lievi bruciature al viso, ne ebbe per quasi 1 mese.

 

 

Ps. Foto gentilmente concessa da Giovanni Pacifico.

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