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LA FAMIGLIA ROMANO

di Emanuela Iuliano

 

Al sud c'erano i briganti; i piemontesi li eliminarono. E' quello che avevo sempre creduto e mi era stato insegnato, ma quasi di sfuggita e malavoglia, pure a scuola, come non fosse il caso di rinnovare un'antica vergogna.

 

Eppure avrei potuto capire molto prima come stavano davvero le cose, perchè non c'erano condanna e vergogna nel luogo in cui era stato esposto, a Gioia del Colle, il corpo del Sergente Romano (pugliese d'origine).

 

Lo scoprii quando le letture non scolastiche di storia fecero sapere anche a me che l'Unità d'Italia a spese del Sud non debellò il "brigantaggio", ma lo generò, quale fioritura opportunistica di delinquenti in una stagione di grande illegittimità e confusione; come guerra civile, fra i cafoni derubati delle terre demaniali liberamente coltivabili e i galantuomini che le avevano usurpate; e come guerriglia di ex militari napoletani, patrioti e cittadini che non accettarono la fine delle libertà, del benessere e dei diritti (pur criticabili per quantità e qualità, come sempre, ovunque) goduti sotto il re Borbone delle Due Sicilie e sostituiti da un regime di terrore, spoliazione e arbitrio.

 

Il Sergente Romano fu a un passo dal divenire un Garibaldi alla rovescia: era accolto da liberatore nelle cittadine che conquistava, sconfiggendo guardie nazionali, carabinieri e soldati piemontesi. All'inizio arruolò solo ex commilitoni ma sapeva di non poter scegliere i suoi uomini; l'impresa che tentò, e quasi gli riuscì, fu di trasformare il brigantaggio in vera guerra civile legittimista.

 

Gli occupanti dovettero impiegare migliaia tra soldati, carabinieri e guardie nazionali, per riuscire a isolare l'ex ufficiale, catturarlo e ucciderlo.

 

Pasquale Domenico Romano, dopo l'invasione Savoiarda delle Due Sicilie, guidò commilitoni e "briganti" alla riconquista di mezza Puglia prima d'esser preso. Figlio di un ricco allevatore della Murgia, nell'esercito crebbe in cultura, stile e grado. Era una persona perbene e lo riconoscevano persino i bollettini di guerra piemontesi.

 

Da "brigante" fu imprendibile, coraggioso e spietato, se occorreva. Era abile in campo aperto, ma più in azioni di commando. L'impresa che ne aveva rivelato le capacità e l'audacia era stata la riconquista di Gioia del Colle, ventimila abitanti. Morì nelle campagne tra Gioia del Colle e Santeramo in Colle durante un sanguinoso scontro a fuoco con la Guardia Nazionale e i Cavalleggeri di Salluzzo il 5 gennaio 1863. Circondato da forze sovrastanti, circa 200 uomini, dovette accettare battaglia e combattere con i suoi 20 compagni. Prima di morire chiese di essere ucciso come un soldato ma fu invece ammazzato a sciabolate.

 

 

In seguito, come rappresaglia, i Romano furono sradicati da Gioia del Colle, finendo tra Campania e Calabria. Un ramo molto numeroso, però, mise le radici sull'Isola di Ponza. Di tutto questo quasi nessuno sa nulla, così come la vera storia del Sud. Chi lo avrebbe mai detto che la famiglia Romano discende da un vero e proprio eroe-patriota del Regno delle Due Sicilie?!

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