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U' MAL 'I RIN

di Giovanni Onorato 

 

A tutti sarà capitato di aver sofferto del classico “ ù mal i rin’ “ alla ponzese, ovvero il mal di schiena.

 

 

Beh..signori miei è veramente tragico il mal di schiena. È atroce, ti toglie l’anima per il dolore forte. Non riesci a fare nulla, ti paralizza sul letto e se sei fortunato, che il dolore non sia da togliere il fiato, ti riesci a girare nel letto, sennò nulla… sembri come un morto che respira ansimando e sperando in un miglioramento che non arriva mai, anzi, peggiora soprattutto se è d’estate.

 

Perchè oltre al dolore fisico e mentale si aggiunge il fattore caldo, che credetemi non è affatto piacevole…inoltre si aggiunge il senso di colpa di non poter fare nulla, inerme davanti alla vita, il tempo che scorre e porta via quel briciolo di speranza che nella “ Bella Stagione” si intensifica perché arriva la Gente, quella gente che ti fa lavorare e guadagnare per “campare” poi tutto l’inverno.

 

Eh si… il mal di schiena è duro da sopportare. Che poi, vorrei sapere , come cavolo viene?! All’improvviso … cinque minuti prima stai bello pimpante e cinque minuti dopo sembri un cadavere uscito dalla tomba. La domanda che ti fai è sempre la stessa quando arriva, “ma perché a me? Che ho fatto di male?” e ti metti a riflettere su cosa ipoteticamente hai sbagliato e ti ha potuto scaturire questo infernale dolore. Rifletti e rifletti, finché non ricordi che comunque era già da un paio di giorni che ti incominciava a far male un punto esatto del fondo schiena, dopo che qualche giorno prima avevi alzato, con un po’ di sforzo, uno scatolo pesante per fare spazio in soffitta.

 

In più poi, come ciliegina sulla torta, essendoti accaldato per lo sforzo, ti sei messo a prendere “ i ventul’ i’ natal n’gopp’ ù balcon’ ” , ovvero a prendere un po’ di fresco sul balcone a goderti il panorama. Ed eccolo là… l’esatto momento che ti ha fregato… quel piccolo piacere, l’aria fresca sulla pelle umidiccia, quel paradiso davanti agli occhi e… track la fregatura, perché dopo una piccolo attimo di piacere deve sempre esserci il colpo di grazia che ti riporta alla dura e vera realtà. Ad occhi aperti, incredulo e dolorante, rifletti su quella banale azione che ti ha portato in poco tempo in quella tragica situazione.

 

Ti arrabbi con te stesso per il poco giudizio per aver voluto un attimo di piacere, ma oramai non puoi fare più nulla, e ti giri e ti rigiri nel letto nell’attesa che passi il caro e vecchio “ mal i rin’ “, a botta di crema e di punture al cortisone, sperando che in qualche giorno passi tutto e non come l’ultima volta che sei stato paralizzato quasi un mese, anche perché mentre prima era inverno, ora è estate e la bella gente ti aspetta… quindi “ tien’ turnà a faticà”.

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