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UNO SGUARDO SU ZANNONE

di Giovanni Onorato

 

Tutti parlano sempre, quando si menziona l'arcipelago pontino, o di Ponza o di Palmarola, ma mai nessuno nomina l’isola di Zannone , alla quale essendo poco conosciuta al livello balneare, poiché non ha tante calette e spiagge, viene data poca importanza.

 

Non tutti sanno che di base è ricca di storia, di fauna, di flora e di piccoli segreti, tra cui varie orge e assassini. Esatto, non vi spaventate, tra poco vi sarà tutto molto più chiaro.

Essa è le più settentrionale delle isole pontine ed è la terza dell’arcipelago in grandezza. Attualmente amministrativamente è tornata al comune di Ponza; poco tempo fa, infatti, vi è stata una lunga diatriba tra il Parco Nazionale del Circeo e la passata amministrazione la quale, con voto unanime in Consiglio Comunale, è riuscita a riportare Zannone a “casa”.

 

Anticamente era nota ai greci e ai romani con il nome di Sinonia. E’ stata sede di un monastero cistercense, di cui al giorno d’oggi ne resta solamente qualche rudere. In un “recente” passato vi erano stanziati due guardini del faro, situato a Capo Negro, solo nel periodo estivo. Attualmente l’isola e disabitata anche se fino a pochi anni or sono gli agenti del Corpo Forestale dello Stato stanziavano periodicamente.

L’isola di Zannone è meta migratoria per molti uccelli, tra i quali il falco di palude e il falco pellegrino. Vi si trovano, inoltre, i mufloni, importati negli anni ’20 da una famiglia benestante che aveva affittato l’isola, portandoli dalla Sardegna. Al giorno d’oggi diventata protetta.

 

Per via di questa famiglia dagli anni ’60-‘70 Zannone, pure essendo un’isola tranquilla, diventa oggetto di attrazione per i turisti, poiché viene riconosciuta come l’isola dei festini hard. Negli anni ’60, infatti, Zannone è stato il rifugio per diversi anni di una coppia di nobili amanti, il marchese Casati e sua moglie Anna.

 

I coniugi approfittavano della tranquillità e la serenità del luogo, lontano da occhi indiscreti, per organizzare questi festini “particolari”. In poche parole la nobile coppia in effetti era una coppia di scambisti, ovvero per il puro piacere di voyeur, soprattutto del marito, la moglie andava a letto con giovani nobili ospitati sull’isola a turnazione il fine settimana. Indi per cui durante i weekend l’isola si trasformava da semplice isolotto tranquillo e silenzioso ad un’isola completamente a Luci Rosse. Si pensava inoltre che i suddetti amanti, ospitati nella magione, arrivati il fine settimana si accomodavano di solito in una grande stanza, ove risiedeva un enorme specchio da cui il marito ed altri ospiti vedevano la performance sessuale della moglie con il candidato di turno. A volte però questi amanti, non tutti, venivano uccisi e buttati in mare, ovviamente questo dettaglio è ancora oggi un “parlericcio”. Questi Festini però con il lungo andare degli anni si sono completamente trasformati portando alla fine ad un assassinio, ovvero alla morte della marchesa per mano del suo stesso marito. Invaghitasi di un amante, la donna pensava di lasciare il marito. Il marchese per paura di perdere denari e proprietà, oltre alla propria donna, decise di ucciderla con l’amante nella loro villa a Roma in uno dei momenti segreti e frivoli di passione della coppia. Appena uscita la notizia degli amanti e degli assassinii, Zannone venne abbandonata per via dello scandalo e gli unici abitanti rimanenti furono per l’appunto i Mufloni, che a loro insaputa vennero importati per dare una specie di manto velato ai vari incontri amorosi.

 

Attualmente Zannone è disabitata ed è decaduta in un grande stato di abbandono, ma è sempre, da quel dì, questione di pettegolezzo per i ponzesi. In pochi ancora tuttora passano per visitarla o sostano per un bagno nelle sue acque, essendo stata per quasi una decina di anni meta di fornicazioni nobiliari.

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