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PESCA AL PESCE SPADA pt.1

di Silverio Mazzella

 

Amici, in questa occasione desidero raccontarvi della pesca del pesce spada, non quella attuale, ma quella degli albori isolani.

Avevo poco più di dieci anni, forse dodici, la pesca di tale pesce a noi era sconosciuta, si sapeva che veniva pescato in Sicilia, ma poche erano le notizie certe.
Nel dubbio Salvatore Mazzella, il fratello di mia madre, che faceva il pescatore ed era proprietario di una barca di circa 10 metri, (la "Maria Rosaria") decise di vederci chiaro.

 

In quei tempi gli attrezzi per la pesca sull'isola erano venduti da poche persone, vi era il nonno dell'attuale gestrice del negozio da “Totonno”, Di Meglio Giuseppe conosciuto come (Portazer) e zi Salvatore; non so se ve ne fossero altri. 
Quello che so, è che mio zio decise di andare in Sicilia per verificare: comprato una borsa da commesso, la attrezzò con poche cose e parti.

Sicuramente molti di voi hanno pensato che andava a Messina, la patria della pesca al pesce spada, nulla di ciò, si era documentato e sapeva che il metodo di pesca nel messinese non era con le “coffe” ma con la fiocina e ciò a causa delle violente correnti locali. Lui si recò a Milazzo qui andò alla ricerca dei pescatori locali e stabilito un simpatico rapporto con alcuni di essi riuscì a farsi portare ad una battuta di pesca; quello che vi dirò io l'ho appreso direttamente da lui.

Nel mentre che tiravano le coffe di tanto in tanto trovavano qualche “vracciuolo” spezzato, era stato un pesce più grande a romperlo. Allora gli scappò un suggerimento, mettete il doppio filo, al che i pescatori locali capirono che lui non era un agente di commercio ma un pescatore professionista, ed anche bravo considerato che alla prima battuta di pesca era stato capace di dare suggerimenti. 
Si arrabbiarono con lui, e per un pò lui ebbe paura della loro reazione, allora confessò la verità: disse che veniva da Ponza perché gli era giunta voce di tale pesca, ma, che qui nessuno la conosceva e che lui avrebbe voluto iniziarla. 
Lentamente gli animi si calmarono e tutto finì a "tarallucci e vino".

 

Partito da Milazzo, si recò a Milano ove comprò tutto l'occorrente per le “coffe”. Arrivato a Ponza prima attrezzò il tutto, poi si comprò il restante materiale sull'isola ed iniziò a pescare. 
Superfluo dire che durante quella prima estate era l'unico ad effettuare tale pesca e che pescava tantissimo. Le “coffe di quei tempi erano così fatte: trave con filo 180/200, "vracciuoli" col 160 ami 01 (grandi almeno il doppio degli attuali). La distanza tra ami era mediamente 24 braccia e ogni 3 o 4 ami vi era un pallone con 3 o 4 braccia di sagola. Il peso medio dei pesci era almeno il doppio di quello attuale; se si pescava un pesce spada di 50 kg lo si definiva piccolo.

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